UNA MILANO DA ZOMBIE

L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Siamo nel novembre 201X, c’è Disturbo Radio e le vie popolate da Morti viventi che seminano panico. Siamo a Milano, in una Milano che Francesco Gallone ha imparato a conoscere osservando dalla sua bancarella di fiori finti e che ha dipinto in “Lapidi d’asfalto” (Eclissi editore). Spaziando tra generi e stili narrativi contrastanti, l’autore racconta la storia di Adamo e di Eva, diminutivo di Evaristo, il più caro amico di Adamo, risucchiati assieme ai lettori in una storia assurda che ha dell’assurdo. Perchè “Niente è come sembra, niente è come è”.
Come è nato il libro? Perchè ambientato a Milano e in quale Milano?
Questo libro è nato riflettendo sulle persone che mi circondano e sull’umanità intera, con l’idea di scrivere una storia di zombie diversa e davvero originale. Nei miei libri Milano è l’ambientazione elettiva, soprattutto perché è il posto che conosco meglio, incluse le ombre. Anche se popolata da morti viventi, in Lapidi d’asfalto racconto la Milano che si incontra per strada ogni giorno, estremamente reale e quotidiana: quella della solitudine, incapace di gestirsi, incapace di rispetto e considerazione per il prossimo, convinta sempre di essere dalla parte della ragione.
Come hanno reagito i lettori alle novità di stile e genere?
Sono rimasti spiazzati, ed era ciò che desideravo. Ma tutti, finora, mi hanno riconosciuto il grande coraggio e l’assoluta onestà artistica del mio rinnovamento. Lapidi però è un’opera sincera e molti milanesi non l’hanno neanche considerata, intenti a seguire altro.
Questo coraggio di rinnovamento è legato ad un progetto più ampio? Quale?
L’Inadeguabile: un progetto nato da me e da Andrea Ferrari, per non sottostare a nessuna imposizione sociale, politica, economica, religiosa. Abbiamo entrambi lavori diversi dalla scrittura su cui appoggiarci economicamente, ciò ci rende liberi di scrivere ciò che vogliamo, come lo vogliamo e quando abbiamo veramente qualcosa da dire. Mentre scrivevo Lapidi, sapevo che dal punto di vista di marketing qualsiasi operatore letterario mi avrebbe preso a sberle chiedendomi di abbassare il tiro per vendere di più. Invece, da Inadeguabile, ho scritto ciò che nessuno si aspettava. Se fallirò, almeno avrò fallito su una mia idea.
Oltre a scrivere, vendi anche fiori finti nei mercati milanesi, che spunti hai colto dalla tua bancarella?
Dalla mia bancarella ho modo di osservare chi popola la nostra città, di ascoltarne le voci, di vederne i comportamenti: ognuno ha pregi e macchie, ognuno costruisce la città e nel contempo la distrugge. Gran parte di quello che scrivo nasce dall’esperienza diretta al mercato da cui vedo uno spettro completo di classi sociali, razziali, generazionali. Non sarei uno scrittore completo senza l’esperienza fornitami dal mio mestiere di ambulante.
Hai in mente altri libri? Sempre ambientati a Milano?  
Ho in mente altri libri, sì. Molti. Uno sarà la continuazione delle gesta della Brigata Camporosso, protagonista dei miei primi due romanzi, sicuramente ambientato a Milano. Uno parlerà di un’occupazione paramilitare sui generis. Ho molte idee, al momento, ma scrivere un romanzo non è una passeggiata, non è un gesto da compiere con disinvoltura: bisogna scrivere qualcosa, scriverlo bene, e in una maniera per cui valga la pena sia letto. Quindi non so ancora bene quale tra le storie che ho in mente narrerò nel mio prossimo romanzo, ma so che tenterò di raccontarla al meglio delle mie possibilità.

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