TUSITALA

Immersi nella Milano cinese e nordafricana, ‘Tusitala. Ritorno a Karinhall’ (edizioni Cult), romanzo di Leonardo Sacchetti pubblicato in queste settimane, non parla dei milanesi ma sprofonda a lungo nella ‘città straniera’: da Chinatown all’ex Scalo Romana, rifugio per anni di disperati. Eppure ‘Tusitala’ non è un romanzo sociale e nemmeno si ambienta a Milano. A metà tra giallo e romanzo d’avventura, il racconto ha il suo cuore in Toscana, da dove si snoda il viaggio ma sono frequenti le incursioni nel capoluogo lombardo alla ricerca di opere trafugate dai nazisti che diventano, per i protagonisti, un’occasione per guardare in faccia il proprio passato e scoprire nuovi legami.
“In Tusitala – spiega l’autore -, le città diventano personaggi ma con l’idea che sono le seconde linee, i co-protagonisti, a prendere la parola. E anche quando non parlano, sono le loro azioni quotidiane e i luoghi in cui si muovono a parlare. Così, la Milano  del libro è una città di invisibili, spesso immigrati. Sono le loro quotidianità, il loro lavoro a parlare. Sono i luoghi che vivono a raccontare le loro storie: le botteghe d chincaglierie cinesi di Paolo Sarpi, i grandi spazi abbandonati (San Donato o l’ex Ginori. E così, i luoghi noti (Porta Romana, una galleria d’arte) diventano personaggi, forse gli unici “personaggi milanesi” del libro”.

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