IL CANE CHE MI GUARDAVA E ALTRI RACCONTI

Un ricettacolo di personaggi che frequentano Milano e una guida alle vie della citta’ viste dal finestrino di un “auto gialla”: il libro di Giovanni Ubezio “Il cane che mi guardava e altri racconti del taxista” (Il Saggiatore) riesce ad essere entrambe le cose raccogliendo una trentina di racconti brevi, autobiografici e liberamente ispirati alla quotidianita’ dell’autore, tassista da 17 anni.Nelle pagine di Ubezio c’e’ il business man che parla di argomenti fumosi riempiendosi la bocca di inglesismi, la giocatrice di bingo incallita che decide il percorso in base alla sorte e anche la professionista architetto che ha a cuore solo il proprio cane: “tutti personaggi costruiti facendo un puzzle dei passeggeri incrociati negli anni – spiega l’autore – nei ritagli di tempo ho iniziato ad appuntarmi i dettagli e i particolari pi√Ļ’ curiosi, anche usando il dittafono, e cosi’ e’ nato il libro”.
“Il cane che mi guardava” non e’ una raccolta di macchiette, pero’, precisa Ubezio, ma un inconsueto studio sociale, quasi: sfogliandolo, infatti, si puo’ riflettere sulla categoria de “le donne del centro”, capire “Milano e la gente sola”, immedesimarsi nei “Non vedenti” o sorridere nel leggere le “Domande frequenti” o le “Situazioni Imbarazzanti”.
Semaforo dopo semaforo, Ubezio ha saputo catturare e riportare nel suo primo libro fresco di pubblicazione “sia l’ombra cinica sia il cuore grande di Milano” come lui stesso ammette, “grazie soprattutto alla curiosita’ rispettosa ma insaziabile con cui mi rapporto ai clienti”. E’ proprio parlando con uno di essi che e’ nata l’idea del libro, “perche’ il passeggero a cui ho confessato di avere dei racconti nel cassetto, a mia insaputa era un editor, l’editor che circa un anno fa mi ha annunciato che avrei pubblicato. Figuriamoci che a me scrivere non piace, io adoro la fisica”.
Mentre milanesi, e non, leggono le sue avventure, Ubezio spera di trasportare un ingegnere e un fisico “per potergli fare mille domande”, ammette, felice pero’ che, attraverso il suo libro, le persone possano percepire “l’umanita’ della nostra categoria di tassisti ultimamente descritta come egoista e vorace”.
Tra le pagine, infatti, vengono sfatati diversi falsi miti legati ai taxi, come quelli dei “falsi tassametri” o dei percorsi “allungati”, forse anche per questo “la maggior parte dei colleghi, magari inizialmente scettici o invidiosi, e’ entusiasta del libro”.

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