L’EREDITÀ DI FALCONE E BORSELLINO

Le idee camminano ancora se qualcuno ne raccoglie il testimone. Nel nome di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono ancora tanti i magistrati, uomini delle forze dell’ordine, ex mafiosi veramente pentiti che con il proprio quotidiano lavoro e le testimonianze rese proseguono l’opera dei due magistrati simbolo della lotta alla mafia. Uomini e donne che, come la poliziotta Elisabetta, tengono sulla scrivania la foto che ritrae Falcone e Borsellino insieme. Uomini e donne che hanno un nome: Gian Carlo Caselli, Rita Borsellino, Antonio Ingroia, Vittorio Teresi, Franca Imbergamo, Gregorio Porcaro. E’ così in un racconto a più voci che Alex Corlazzoli, insegnante e giornalista, rende il migliore omaggio a “L’eredità”, come si intitola il libro edito da Altreconomia Edizioni, di Falcone e Borsellino.  Interessante la prospettiva dell’autore, un uomo del nord (leghista che 10 giorni dopo essere arrivato in Sicilia straccia la tessera e che nel libro dedica alcune pagine a questa esperienza) che si innamora del sud e dei ragazzi di strada a Monreale fino a pubblicare libri e dirigere il mensile monrealese ‘Filo diretto’. Dalle pagine di Corlazzoli, in conclusione, emerge un’Italia che – da nord a sud – non si è arresa alla criminalità ma la sfida spesso nell’assoluto silenzio in una guerra a tratti ancor più dura dopo la fine di quello che una delle ‘voci’ del libro chiama l'”effetto 1992″, ma sorretta dall’esempio dei due magistrati simbolo.

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