STAI CON ME: UN’ESTATE DA ‘GRANDI’

L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Mariasole incontra Nicola. Lei: oratorio, famiglia, amiche, fidanzato e regolare quotidianità. Lui: bocciato a scuola e cresciuto per strada, ragazzo della periferia milanese dalle maniere ruvide e dal sorriso provocatorio. E’ estate e Mariasole, pur restando in città, parte per un viaggio alla scoperta di una parte della città mai vista. Zita Dazzi, giornalista de ‘la Repubblica’ e mamma, racconta con gli occhi di una adolescente la Milano delle case occupate, delle “cattive compagnie” e dei milanesi che vivono di espedienti. Mentre Mariasole conosce la realtà di Nicola, i due ragazzi scoprono, tra inseguimenti e abbandoni, quello che forse è amore, ma sicuramente è un viaggio verso l’età adulta. Con molte sorprese.

Come è nato “Stai con me” ? Dall’idea di raccontare una storia sul passaggio alla fase adulta: la scoperta di una città, Milano prima sconosciuta simboleggia il viaggio che ciascuno deve fare, a partire dall’adolescenza, per diventare grande, mettendosi alla prova, sperimentando nuove situazioni, conoscendo persone, ma anche pericoli. Nicola per Mariasole rappresenta l’ignoto, la ricerca, e anche gli sbagli che si possono fare crescendo, mettendosi in gioco.
Sembra che ci siano due modi opposti di essere giovani a Milano, è realmente così? Esiste una possibilità di contatto e di scambio?
Mariasole viene da una Milano molto diversa a quella che scopre con Nicola, quella delle periferie e delle case popolari dove incontra stranieri, anziani, bande giovanili, spacciatori e zingari. Sicuramente i due ragazzi sono molto diversi: una brava ragazza e un mezzo sbandato, ma si incontrano e si piacciono proprio per questo, dimostrando che è possibile entrare in comunicazione anche con chi ci pare più distante, anzi che è proprio l’incontro con la diversità che ci fa crescere e ci arricchisce
Qual è il ruolo degli adulti in questa storia? Gli adulti, i genitori, sono sempre sullo sfondo, sapendo poco o niente di quel che fanno davvero i figli, di quali sono le loro emozioni profonde, le loro domande, la loro voglia di sapere e di crescere.
A che lettori si rivolge e cosa vuole comunicare loro? Mi rivolgo ai ragazzi curiosi, a quelli alle prese con i dubbi e le incertezze dell’adolescenza, quelli che non si trovano a loro agio nel loro mondo, che sono famelici e bisognosi di fare nuove esperienze. Il mio libro vuole essere un invito a non arrendersi di fronte alle difficoltà, di non accontentarsi delle situazioni conosciute e scontate. Ho cercato di non dare risposte scontate, di non fare un libro buonista, dove tutti si comportano bene e pensano giusto. Crescere significa anche fare degli errori, provare e tornare indietro, significa cercare una strada, anche quando non è facile capire dove andare.
Da quanto tempo scrivi libri per ragazzi? Cosa ami raccontare? Ho 46 anni, quattro figli, e ho cominciato a scrivere libri per ragazzi circa sette anni fa. “Stai con me” è il mio sesto libro. Prediligo le storie vere: non amo il fantasy, ma la realtà sociale che ci circonda, quindi, l’immigrazione, il disagio sociale, anche la crisi economica, le periferie. Ho scritto anche tre libri per bambini delle elementari, quelli però sono molto ironici e fantasiosi.


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