STORIE QUOTIDIANE DI BAMBINI E BOMBE

La guerra non va più fatta al mondo non perché si muore ma perché si uccide. Con queste parole si apre il libro di Antonio Quatela, insegnante e scrittore, che ha raccolto in “Pippo vola sulla città” (Mursia) le voci di chi era bambino e correva nei cortili durante gli ultimi anni della Seconda guerra mondiale, nonostante i quotidiani bombardamenti su Milano e mentre intorno c’era paura, ansia, disperazione. Una collezione di ricordi a più voci, narrati in prima persona, che prende allo stomaco e che racconta un punto di vista spesso dimenticato eppure preziosissimo, quello dei bambini di allora, ultimi testimoni, oggi, di quei giorni. Nel libro di Quatela prende forza la vita quotidiana in città in tempo di guerra: fatta di morte (circa 2mila, si calcola, le vittime dei bombardamenti su Milano), file per il pane, sirene suonate 30 minuti prima dell’attacco e la corsa nei rifugi (organizzata dal capofabbricato nominato in ogni palazzo), persecuzioni razziali che sradicavano intere famiglie dalla propria comunità. Ci sono strade e quartieri, rapporti di vicinato e tra colleghi di lavoro, racconti dei nostri nonni, un sapore di familiarità e di vita domestica ogni giorno frastornata e messa alla prova – a volte irrimediabilmente come nel caso della strage dei 184 bambini di Gorla del 1944 – dall’arrivo di “Pippo”, come i più piccoli all’epoca chiamavano i cacciabombardieri che sorvolavano sulla città e sganciavano bombe. Se il dolore e l’ansia dominavano la vita, era proprio la quotidianità a restituire in qualche modo il sorriso: “Mia madre – è una delle testimonianze contenute nel libro – mi confessò che dormendo in quattro in una stanza non si poteva avere un momento di intimità. Con una risata fresca mi disse che una volta lei e papà, un mercoledì a Milano, non si accorsero neppure che c’era stato una allarme e che una parete di casa, già traballante, crollò definitivamente. Mia madre aveva 35 anni, mio padre 36 e si amavano molto. Anche questa era la guerra”. Pagina dopo pagina Quatela mette così insieme piccole grandi storie di eroismo popolare, diverso da quello di chi combatteva armi in pugno l’invasore, ma altrettano dolorosamente vero


.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...