MILANO, FIN QUI TUTTO BENE?

L’INTERVISTA CON L’AUTORE Artista e scrittrice, Gabriella Kuruvilla ha ritratto la Milano che si nasconde dietro agli stereotipi di chi non vuole scoprirla veramente. Lei invece ha girato per un anno viale Monza, via Padova, Sarpi e Corvetto, assieme all’amica fotografa Silvia Azzari e poi ha scritto “Milano Fin qui tutto bene” (Editori Laterza). Un intreccio a 4 voci e mille storie che si snoda attorno ad un soppalco dell’Ikea, alla scoperta dei quartieri oggetto di coprifuoco nel 2010.
Via Padova, viale Monza, Sarpi e Corvetto: come mai Milano e come mai questi 4 quartieri?
Milano perche’ è la città in cui sono nata, e dove ho sempre vissuto, che fa da tessuto alla mia storia personale. Non mi interessava parlare della Milano “da copertina” ma di quella più nascosta, e quindi meno conosciuta. Così ho scelto di raccontare quattro quartieri particolari, che sono stati oggetto del provvedimento di coprifuoco nel 2010, descritti da molti media e politici come delle periferie ghetto: in realtà queste zone, oltre a non essere periferiche, almeno a livello geografico, sono anche molto vive e vissute, soprattutto grazie alla forte presenza di stranieri. Sono loro che hanno portato novita’, volti-voci-colori-sapori e culture differenti, e che hanno rilevato molte attività, come le latterie e i piccoli alimentari che stavano chiudendo, trasformandole in bazar e negozietti.
Oltre a Milano, chi sono i protagonisti di questo libro?
(I quattro protagonisti principali sono Anita, Samir, Stefania e Tony: ognuno di loro ha un suo particolare punto di vista sulla città e sono loro stessi, attraverso le loro differenti storie e voci, a descrivere la loro vita in questa metropoli, narrandola in diversa maniera. C’è Anita, estranea al quartiere ma che lo vive, e poi Samir (ex) spacciatore e padre di un bambino visto una sola volta ma di cui tiene la foto sull’iphone. Il terzo capitolo ruota attorno a Stefania, tra i locali di Paolo Sarpi, seguita da Tony, abitante di quel fortino che e’ il quartiere Mazzini, a Corvetto, ma che se ne sta andando e sta crescendo.
Come hai concepito l’intreccio?
L’ispirazione nasce dal film Babel, di Inarritu: anche in quell’opera ci sono quattro diversi mondi, molto distanti tra loro, che si incontrano grazie allo scambio di alcuni oggetti. L’oggetto “trasversale” che, nel mio libro, passa di mano in mano è un soppalco dell’Ikea: arredo che possiamo trovare in qualsiasi tipo di casa, che può appartenere a qualsiasi tipo di persona. Poi, le varie storie, sono cresciute e si sono intrecciate scrivendo, non progetto mai nulla a tavolino. Per questo libro ho girato pero’ per un intero anno, con una amica fotografa (Silvia Azzari, autrice delle foto qui pubblicate, ndr): dal campo rom di via Idro al quartiere Mazzini, e poi locali, bar, strade, palazzi, centri culturali. Ho conosciuto una citta’ ben diversa dagli stereotipi con cui a molti piace raccontarla.

Stai scrivendo un altro libro ora? Ancora a Milano? Di che si tratta? Si’ e si’. E’ un libro sospeso tra passato e presente sulla generazione dei 30-40enni oggi in una situazione di totale precariato lavorativo, che diventa anche emotivo e relazionale. La protagonista principale, intorno a cui ruotano gli altri personaggi, e’ una ragazza italo-indiana e Milano e’ lo sfondo della storia, con qualche incursione in India, quando ricorda i suoi viaggi. In questo, come in tutti i miei libri, la struttura e’ molto ispirata alla tecnica cinematografica. Amo il cinema e la mia e’ una narrazione soprattutto visiva: il titolo del libro “Milano. Fin qui tutto bene” è una citazione del film “L’odio” di Kassovitz. (Foto di Silvia Azzari)

 

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