A TEATRO CON NICK HORNBY

Una 18enne sboccata, “è che Max non mi caga”, il divo della tv, Martino Floris, con la carriera rovinata per essere stato “beccato con una minorenne, ma consenziente. E vi assicuro che meritava eccome”. La madre di un figlio cerebro leso che frequenta solo lui e la parrocchia. Un porta-pizze appena mollato dalla tipa, che, tra i suoi colleghi, è “l’unico non laureato: c’è il medico nigeriano, il chimico albanese e l’ingegnere marocchino”. Sono tutti all’ultimo piano di un palazzo, la “Casa dei Suicidi, è capodanno, e tutti vogliono “buttarsi giù”, ma “Non buttiamoci giù” di Nick Hornby, messo in scena da Luciano Roman al Teatro Libero (via Savona 10) fino al 3 ottobre, cambia il finale: commuove, colpisce, diverte. E salva anche tutti e 4 i protagonisti senza la pretesa di risolvere i loro problemi, ma le loro solitudini sì. “E continuiamo a sognare ancora un po’” conclude uno dei personaggi.
In una scenografia ridotta ad una scaletta con 5 gradini e un leggio, all’ultimo piano di un palazzo in Porta Genova, dove il Teatro è situato, gli spettatori si trovano su un tetto, proprio come i protagonisti, dove lo spettacolo ripropone in salsa meneghina il celebre libro di Nick Hornby, regalando buffi intercalare lombardi e gag di cronaca italiana, anche politica – tra i citati anche Berlusconi e Minetti – alternati non cenni di costume, tra movida, reality e cliché. Ascoltando bene la giovane Jess, facile pensare di averla incontrata poco prima in metro che chattava con iphone, magari seduta affianco a Martino Floris, con i suoi atteggiamenti da star dell’ultima ora e già sulla via del tramonto. E se l’anonima donna di 50 anni mette un po’ di tristezza, il pizzaiolo, ultimo ad entrare in scena, riequilibra la compagnia. Il testo è liberamente tratto dal romanzo che Hornby scrisse nel 2006, in Italia è pubblicato da Guanda. Lasciando quasi integre le problematiche, Roman ha spostato la scena da Londra ad una anonima città del nord Italia, che sa molto di Milano, forzando i gesti a quella scompostezza molto italiana e molto poco “british”. Nel localismo, si sente comunque di essere in Europa: infatti, tutti interpretati da un solo attore, i personaggi sono “quattro archetipi di un tessuto sociale indistintamente europeo”, messi in scena con un alternarsi frenetico ma sempre chiaro di ruoli che fa ridere, riflettere, anche un po’ commuovere e fa sentire partecipi tutti gli spettatori della decisione finale. “Non buttiamoci giù”. Dopo l’ora abbondante di spettacolo, si scende infatti al piano terra, con le scale.

 

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Una risposta a “A TEATRO CON NICK HORNBY

  1. Un capolavoro!!! grazie a Luciano Roman per le emozioni che solo i grandi attori come lui sanno trasmettere…W il Teatro!!!

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