UN TAXI PER PENSARE

Una riflessione del cardinal Martini, un pensiero sulla liberta’, due parole positive per i giovani, un cruciverba sull’Italia, un voto alla propria energia e alla propria liberta’. Trasverali e acute, mai scontate ne’ volgari o di parte, le provocazioni di Enzo Tarsia hanno fatto breccia sui suoi tanti clienti, pur se frettolosi o al telefono, ed ecco il libro “In taxi. Seguendo il filo del percorso” (Edizioni Arterigere).  Nelle pagine del tassita milanese, originario di Cosenza, ex metalmeccanico alla Innocenti, sono racchiusi 5 anni di vita raccontata attraverso le risposte ricevute a dei foglietti lasciati nel sedile posteriore come tacite domane o spunti di riflessione. Liberamente attirati dall’idea di Enzo, molti passeggeri hanno sfruttato il rallentamento da traffico per “dire la propria”, e l’autore non ha fatto che raccogliere le voci della citta’ e di chi la attraversa, per un motivo o per l’altro.
C’e’ la turista americana e la coppia di giapponesi, l’avvocato, l’art director, la mamma con una figlia creativa, l’anziana un po’ musona, la psicologa severa e il paziente venuto dal sud per farsi curare a Milano. Nessun cliche’, nessuna macchietta, nelle pagine di Enzo, anzi, ci sono tutte le prove per dire che la sua e’ storia vera, con tanto di copia dei foglietti compilati dai suoi clienti, per poterne godere anche la grafia e gli eventuali scarabocchi.
Protagonisti di questo libro, non sono i milanesi, ma Milano, con il suo flusso continuo di “gente di tutti i tipi”, e Enzo, che non raccontandosi spesso si racconta in ogni persona che incontra, nel suo approcciarsi e nelle sue reazioni a ogni tipo di persona che gli e’ capitato di trasportare.
Senza salire sul suo taxi, ma seguendo il filo del suo percorso, don Angelo Casati, storico parroco della parrocchia di San Giovanni in Laterano, in zona Citta’ Studi, ha conosciuto Enzo dalla bozza del libro e ne ha scritto una prefazione tutt’altro che scontata. “Hai osato. E hai osato molto. Sei della razza di quelli che credono che nulla e’ impossibile, e che non e’ vero che la prigione, in cui stiamo come barricati, non possa sorprendentemente schiudersi – scrive il parroco – Vai al di la’ della crosta delle apparenze. Hai il sospetto, sospetto buono, che a volte basta un’opportunita’ e non chissa’ quale, forse quella di un libricino. Perche’ ci si apra. Ci hai provato”.

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