L’UMANITÀ IN UN CONDOMINIO

E’ in un cortile di un palazzo del centro, nell’asfalto da percorrere sulla canna di una Bianchi originale ma riverniciata di rosso, in una vista fuggevole del Duomo, nel cappuccino al bar di Alice, ma soprattutto e’ nei gesti, nei personaggi e nelle loro abitudini che ne “Il senso dell’elefante” c’e’ il senso di Milano. Ambientato in un condominio e in qualche strada della citta’, se si esclude una gita a Rimini di qualche capitolo, il romanzo di Marco Missiroli pubblicato da Guanda ha come protagonista Pietro, ex prete a Rimini, diventato portinaio a Milano.Perche’? La trama del libro si nasconde in questa domanda, la risposta arriva dopo oltre 200 pagine di vita da condominio, con sguardi, voci, segreti e quel legame invisibile ma mai sottile che si crea tra persone che condividono spazi, anche nella caotica Milano. Pare quasi che il cortile e i ballatoi della casa custodita da Pietro siano protetti dal traffico, si crea così un microcosmo, in cui penetrano pero’ tradimenti, dolore, morte e sofferenza. Missiroli stesso, nato a Rimini ma residente a Milano, ammette di aver scelto il condominio per una sorta di voyeurismo, perche’ “culla di invidie dove tutti fanno finta di non sapere ma sanno”, “scala sociale in verticale dove abitano i vari gradi di umanita’”.  Le storie e i personaggi, assicura Missiroli, “sono tutti veri, presi qui e la’ e poi da me stipati in un condominio”. A partire dalla figura dell’avvocato, un vicino di casa reale dell’autore, “mi controllava, inizialmente mi infastidiva moltissimo, poi ho capito che aveva una sorta di senso di protezione”.  La cronaca di quanto avviene a Milano, tra i problemi di coppia di Luca e Viola, l’innocenza tenera di Sara, e il corteggiamento dello strambo Fernando innamorato della barista Alice, “maga” del cappuccino con cannella, si alterna in ogni capitolo con flash-back che portano il lettore fino a Rimini, e nel passato di Pietro. Solo a meta’ libro, si intuisce il legame tra queste immagini marine e paesane, incastonate nella quotidianita’ cittadina dei protagonisti.  Leggere “Il senso dell’elefante” a Milano, per chi gia’ non lo facesse, fa venir voglia di dare una occhiata in ogni portone, cortile e cabina di portineria, in cerca di Pietro, di Sara, di Ferdinando, o della bella Viola. In quale via saranno? 

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