UNA SCANDALOSA DOMENICA ESTIVA

 Lui, lei e il figlio. I corpi, il sesso, il senso di morte, interiorita’ raccontante per frammenti, una coppia in cui ciascuno pensa di essere l’unico ad essere con la testa e il cuore altrove. Sullo sfondo c’e’ Milano, una Milano estiva, “che non sembra neanche lei”, perche’ l’intensa scrittura di Ilaria Bernardini fa il vuoto attorno ai protagonisti, “un vuoto fatto apposta per annullarsi”. Oltretutto e’ domenica, come titola il libro, e in citta’ una maratona da’ una mano a svuotare le strade gia’ deserte.  Copertina rosa, 160 pagine pubblicate da Feltrinelli e presentate nei giorni scorsi alla Libreria del Mondo Offeso con Paolo Cognetti (autore di “Sofia si veste sempre di nero” Minimum Fax), “Domenica” e’ una storia di distanze, di disamore reciproco, di un “due” che non sara’ mai piu’ “due” ma “tre” a causa del bambino che proprio quella domenica sviene e viene ricoverato mentre e’ stato affidato ai nonni. I genitori, il lui e la lei senza nome, “con pensieri che sembrano non incontrarsi mai, mentre sono invece molto vicini”, sono ad una festa con flirt extra-coniugali: una domenica di erotismo che sfocia in una scena “sexy familiare dove l’amore e’ mescolato alla nostalgia”.
Gia’ autrice di altri racconti e romanzi, tra cui ancora con Feltrinelli “Corpo Libero” , giornalista di cinema, tv e di “Rolling Stones” e milanese, Ilaria Bernardini presenta “Domenica”, ne legge dei brani, e spiega: “era un libro obbligatorio da scrivere”. La prima stesura risale a 3 anni fa, “in una estate, in un mese e mezzo, con un ritmo sostenuto, ‘da solfeggio'”, poi l’ha ripreso in mano e lo ha “pulito”, cercando il suono giusto, potendolo fare con maggior distacco.
Oltre alla storia di una coppia “che prende la temperatura dell’amore per cercare di capire come avere la possibilita’ di stare ancora assieme”, “Domenica” e’ anche un alternarsi di due voci: “il flusso di coscienza puro e lucido” di lei, “il tentativo di flusso di coscienza onesto e puro” attribuito a lui dall’autrice. Il loro ritmo interiore, e’ totalmente diverso da quello esterno, della citta’ e delle persone che li circondano: una realta’ che appare bianca, lontana, “domenicale”, come guardata abbagliati dal sole estivo, ma non si tratta di sole, e’ la potenza emotiva della storia che lascia poco spazio anche ad una citta’ ingombrante come Milano. 

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