LA FORZA SINCERA DELL’HAIKU

L’INTERVISTA Venticinque ‘haijin’ per raccontare una forma di poesia tra le più interessanti. La casa editrice Edizioni della Sera parte dall’ ‘Inverno’ per una collana dedicata gli Haiku, particolare componimento poetico della tradizione giapponese. Seguiranno le altre stagioni, ma già questo primo volume ha la forza sincera che solo la poesia sa comunicare come dimostrano, appunto, gli haiku riuniti in questo volume, brevi versi così stilisticamente rigorosi e chiari nella loro capacità comunicativa. ‘Inverno’ è quindi un viaggio tra 25 autori selezionati da Fabrizio Corselli – scrittore di poesia, educatore a Settimo Milanese e insegnante di Composizione poetica -, intervistato da Omnimilanolibri, curatore dell’intera collana antologica ‘Hanami’ (parola che definisce la tradizionale usanza giapponese di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi) che raccoglierà gli haiku sulle altre stagioni. 

Come nasce questa collana, e come avete selezionato gli autori (e quanti sono)? Seguiranno le altre stagioni? Questa collana nasce dalla volontà di dare a un genere poetico, nello specifico l’haiku, il giusto valore che merita, soprattutto rispetto a una poesia a verso libero che, sempre più, va perdendo spessore. In particolar modo, avvicinare il lettore a una cultura artistica diversa dalla nostra, e dare nuovi spunti di riflessione. L’idea nasce proprio da una caratteristica essenziale dell’haiku, ossia il suo legame con le Stagioni. In questa maniera, ogni volume, e quindi ogni stagione, si lega immancabilmente a uno stato dell’anima, a uno stato dell’essere. Ogni volume mette a confronto non solo diversi stili di comporre riguardo a un tema specifico, ma una vera e propria panoramica dei differenti modi di vedere la realtà, filtrati attraverso l’occhio poetico di ogni singolo autore. L’haijin (“colui che scrive haiku”) è stato selezionato secondo un principio di qualità e aderenza ai canoni del genere, anche se abbiamo tollerato qualche imperfezione metrica. Da questo punto di vista, è preferibile priorizzare la bellezza del testo rispetto a una questione meramente tecnico-metrica (certo, senza stravolgerne l‘assetto concettuale). Gli autori sono in tutto venticinque. Hanami (il nome della collana, ndr) prevede un intero ciclo stagionale, pertanto vi saranno ancora l’Autunno, la Primavera e l’Estate.

Qual è la forza dell’haiku – soprattutto oggi – rispetto ad altre forme di poesia? E quali sono le ‘regole’, formali ma anche stilistiche, per chi volesse avvicinarsi a comporre in versi secondo questo particolare forma di poesia? La forza di un haiku sta nella sua brevità ed essenzialità, oltre che nella sua semplicità. Il suo diretto rapporto intrinseco con la natura fa sì che, come la poesia lirica, esso divenga un privilegiato strumento dell’io poetico. Un rapporto semantico di forte intensità, un eccelso connubio fra forma e contenuto, il tutto non complicato da alcun ausilio di particolari figure retoriche o lirismi che, al contrario, rovinerebbero la sua pura bellezza. L’haiku “fotografa” un istante nella sua piena essenza, esso ri-produce e ripropone un’esperienza estetica libera da qualunque forma di giudizio; l’haiku ha come oggetto il bello universale, e in questo contesto l’haijin diviene consapevole di essere un tutt’uno con la natura.  L’haiku è un componimento poetico di 17 sillabe, suddivise in tre ku (momenti, intesi quali unità di significato, di espressione), rispettivamente 5/7/5; ciò che noi, occidentali, definiremmo col termine di “versi”. L’haiku deve contenere poi il kigo, ossia il riferimento all’elemento stagionale (che può essere tanto il nome di un animale, di un fiore, di una festività, di un luogo specifico, ossia tutto ciò che ha una diretta relazione con la stagione).
La questione stilistica e formale nei confronti dell’haiku è molto controversa, avendo il passaggio da un sistema che impiega logogrammi a quello propriamente letterale; pertanto ci perdiamo la valenza semantica dei kanji, gli ideogrammi; per questo motivo, l’haiku occidentale verte più sul rapporto significato-suono che su quello di significato-forma. Oggi ci sono diverse scuole di pensiero sulla composizione di un haiku, e quasi sempre inconciliabili, soprattutto degenerando poi sulla questione metrica degli accenti. Ma questa non è la sede adatta per discuterne.
A coloro i quali volessero avvicinarsi al genere dell’haiku, consiglio prima di tutto di leggere gli antichi maestri (Basho, Issa, Shiki, Buson). Subito dopo, comprare alcuni libri a riguardo, o cosa migliore, imparare direttamente da un altro haijin; quest’ultimo, secondo me, è il miglior modo.

Ti occupi di educazione, di poesia e di avvicinare i giovani alla poesia, un genere letterario tra i più difficili. A un giovane che volesse comporre che consigli daresti? Educare alla Poesia significa abituare l’individuo ad averne rispetto, a seguire con profondità i suoi dettami, e renderlo consapevole del suo valore non solo sociale ma anche individualistico, in quanto momento di profonda crescita. Difficile poiché esistono pochi lettori di Poesia, e troppi che ne scrivono, dequalificando così il prodotto artistico stesso. Ho deciso di concentrarmi sulla Scuola, proprio perché le basi del linguaggio, non solo quello poetico, partono da questa posizione, e perché i bambini sono ancora liberi da ogni forma di presunzione o arroganza nei confronti del genere. Situazione che si evidenzia troppo spesso in molti sedicenti poeti. Si riesce a lavorare molto bene con la Scuola Primaria, soprattutto i destinatari del corso sono un’inesauribile fonte di sorprese. A coloro che volessero comporre Poesia, consiglio prima di tutto di mostrarle umiltà. Secondo poi, leggere tantissimo e studiare la tecnica compositiva che sta alla base del testo poetico (e non mi riferisco soltanto alla “metrica”, ma all’evoluzione del verso libero che, a causa dell’ignoranza dilagante, viene considerato come uno “scrivi ciò che ti passa per la mente”). Bastano pochi libri, non solo di tecnica ma anche di Estetica e teoria. Il poeta deve avere una buona conoscenza della Poesia in tutte le sue sfaccettature, dalla relazione col Bello a quella con la musica; elemento che peraltro si è perso nel tempo. Non per ultimo, il confronto con gli altri poeti e la frequentazione attiva in uno o due forum tematici.

Tre poeti – italiani e non – che tutti dovremmo leggere? Foscolo, uno dei miei preferiti; poi Ungaretti e Saba. Per quelli stranieri, direi invece Yeats, Seamus Heaney, e Mallarmé. Non dimenticando i Classici greci e latini.

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