MALEDETTA MAFIA

“Che costi poco, perché lo devono poter leggere i ragazzi. Soprattutto i ragazzi”. Piera Aiello, protagonista di “Maledetta Mafia” e autrice, assieme a Umberto Lucentini, si è raccomandata di questo, con la casa editrice San Paolo, “proprio questa casa editrice ha pubblicato la mia storia. Quando scelsi di parlare, la Chiesa mi girò le spalle, oggi la Chiesa mi dà delle ali per portare la mia testimonianza per le scuole, per il Paese”.  Sincera e coraggiosa, con gli occhi brillanti e sguardo fermo, “Non auguro a nessuno di diventare testimone di giustizia, per l’assenza di libertà” racconta questa donna a cui, da 18enne, a 9 giorni dal suo matrimonio con Nicolò, assassinarono il suocero Vito Atria, piccolo mafioso locale, e qualche anno dopo anche lo stesso marito. Sotto i suoi occhi, nel 1991, quando era già madre di Vita Maria che l’ha seguita in una nuova vita, altrove, con una nuova identità, e una nuova famiglia.
“Non ho rimorso di coscienza, ma devo dire che ho fatto questa scelta solo perchè Borsellino, ‘zio Paolo’, mi ha insegnato il grande valore della libertà, di poter respirare veramente, e liberamente” ha raccontato Piera quando, qualche settimana fa, nella Sala Alessi di Palazzo Marino ha parlato del suo libro, con una lunga lista di grazie, ma soprattutto elencando le proprie vittorie. La casa al paese, “finalmente venduta al demanio di stato”, e poi la possibilità di lavorare e di studiare per cui oggi si sta battendo anche alla commissione parlamentare antimafia europea, assieme alle altre come lei, che hanno scelto di raccontare.
La storia di Piera Aiello e di sua cognata Rita Atria, 17 anni, che la seguì nella scelta di testimoniare suicidandosi subito dopo l’assassinio di Borsellino “perchè non resse al dolore”, è cronaca, non delle più famose, ma reperibile. Lei, però, non l’aveva ancora raccontata: “Il libro da tanto tempo bolliva in pentola, adesso e’ arrivato il momento di pubblicarlo” spiega, mentre gira per le scuole dove nessuno la può fotografare “per sicurezza” e nessun ragazzo lo ha mai fatto, “perché davanti a storie come la mia, i giovani non prendono il telefonino per scattare una foto, ma mi chiedono cosa possono fare. Cosa si può fare contro la mafia. Piccoli gesti quotidiani, rispondo io”. Intanto, tra una trasferta e l’altra, quando torna nella località ignota dove è rinata, Piera fa immersioni. Ha insistito lei perché si creasse un centro, un gruppo di appassionati di Sub: “Non è un caso che Piera abbia scelto di immergersi – fa notare il suo coautore, il giornalista scrittore Umberto Lucentini, già autore di “Paolo Borsellino” sempre per le Edizioni San Paolo – immergersi e ri-immergersi. Nel dolore, in quanto accaduto. Per poi saper sempre ri-emergere”. 

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