MILANO SECONDO PAOLO COGNETTI

Sofia si veste sempre di nero - Paolo CognettiL’INTERVISTA CON L’AUTORE Sofia e Milano, anime inquiete entrambe, di cui Paolo Cognetti sembra innamorato e che racconta in “Sofia si veste sempre di nero” (MinimumFax) conquistando i lettori con l’ennesimo personaggio femminile a cui l’autore sa dar voce con una sorprendente potenza emotiva. Sorprendente non molto, a dire il vero, se chi legge questo libro ha già letto i suoi precedenti “Manuale per ragazze di successo” e “Una cosa piccola che sta per esplodere”, entrambi raccolte di racconti immersi nell’universo femminile, “un’ossessione” per Cognetti, che con Sofia diventa “il desiderio di catturarne l’anima misteriosa con lo sguardo di un innamorato”.
Che Milano è quella di Sofia? Ho voluto raccontare una Milano calda, popolare, dura, che è allo stesso tempo vecchia e nuova; una città che si può ancora amare. Per me è così!
Che Milano conosci e abiti? Dopo un anno a Roma, quando sono tornato a Milano ho voluto cercarmi una casa in un quartiere dove le relazioni tra gli abitanti fossero ancora intense, vissute per la strada. A San Siro, dove sono cresciuto, questo aspetto mi era sempre mancato molto e alla Bovisa, dove abito ora ho trovato un’isola, perché nessuno passa di qui se non ci abita.
E i milanesi, anzi, “i bovisiani”? La popolazione è formata da vecchi abitanti del quartiere, milanesi ma anche immigrati dal sud, molti egiziani, tutti poco più che ragazzi, i cinesi che stanno arrivando da via Paolo Sarpi e via Farini, studenti del Politecnico, ragazzi o coppie della mia età che sono venuti ad abitare qui perché il quartiere è bello, economico e molto ben servito dai mezzi. L’età media è molto bassa, nei bar si mischiano gli anziani e gli stranieri, e quando esco a fare la spesa saluto almeno tre o quattro persone che incontro per strada. Le case nella mia via sono basse, tre piani al massimo. C’è molto cielo e mi sembra di stare in un paese.
E’ vero che spillavi birra al circolo la Scighera?
Quando sei anni fa proprio davanti a casa mia è nata la Scighera me ne sono innamorato. Ci ho lavorato a tempo pieno per un paio d’anni, facendo dalle birre alle pulizie agli eventi culturali, anche adesso è la mia osteria e il posto dove ho tanti amici e se sono a Milano mi si trova lì praticamente tutte le sere.
Cosa di quella esperienza è nel libro di Sofia? Bè, Sofia arriva a Milano da Lagobello, il villaggio residenziale dell’hinterland dove è cresciuta. Si mette con un attore-artigiano anarchico, Leo, che è molto ispirato a un amico che ho alla Scighera. Lei si aspetta di scoprire una città frenetica, brutta e glaciale e invece Leo la guida proprio per queste periferie, raccontandole la loro storia. Girano di notte per le fabbriche abbandonate. Visitano le cascine, i binari del treno. A un certo punto si arrampicano sul gasometro che è proprio il simbolo della Bovisa, è un po’ la nostra Tour Eiffel. E Sofia si innamora di Leo e insieme di questo quartiere, proprio come è successo a me. Diventerà anche lei un’anarchica e sarà come quando da piccola giocava ai pirati con i maschi.
Il prossimo libro sarà ancora ambientato a Milano? Sarà sulla montagna, ma ho idea che a Milano non smetterò mai di tornare.

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