LE DOMANDE DEI PICCOLI

libri“Posso dartelo io un consiglio: Una volta ho fatto un sogno e poi ho scritto una storia che lo raccontava. Potresti farlo anche tu, se i tuoi sogni sono belli”. Ne hanno per tutti, di domande, e non hanno peli sulla lingua, i piccoli lettori che hanno intervistato 13 autori sottoponendoli ad una vera e piacevole graticola. E qualcuno ha scoperto anche qualcosa di sé a cui non aveva mai fatto caso. Attenti osservatori, spudorati e sensibili al tempo stesso, i piccoli intervistatori si sono scatenati con i loro “perché”, “dove”, “quando” e “quanto”, quanto guadagna uno scrittore, durante il laboratorio della “Grande Fabbrica delle Parole” di Terre di Mezzo Editore. Il progetto, partito “pilota” nel 2009, è la prima versione italiana di quello inaugurato nel 2002 a San Francisco dallo scrittore Dave Eggers, “826 Valencia”, e ne importa a Milano i principi basilari: diritto all’espressione, coesione sociale, accesso alla cultura, metodologia all’avanguardia, condivisione tra professionisti diversi e piccoli lettori.
Così è nato il libro “Ma tu quanti libri scrivi in una settimana?” a cura di Francesca Frediani, responsabile dei laboratori portati avanti assieme a Barbara Martelli e che finora hanno coinvolto 32 scuole e oltre 1500 bambini, rivolti soprattutto “ a chi ha difficoltà ad abitare la lingua, perché trovi il suo spazio”.
Il titolo del libro pubblicato da Terre di Mezzo – il sottotitolo è “quando i bambini intervistano gli scrittori” – è una delle tante domande poste dai bambini, ma non certo la più bizzarra. Se a Silvia Ballestra è toccato il consiglio di scrivere i propri sogni, Fabio Geda è stato interrogato sul suo libro “Nel mare ci sono i coccodrilli”. Marco Missiroli ha parlato dei suoi precedenti libri, invece, e non si era ancora accorto fino a quando non glielo hanno svelato loro, che “Il buio addosso” è scuro perché l’ha scritto di notte, “Bianco” invece di prima mattina. A Susanna Bissoli è scappato anche da ridere quando si è sentita chiedere “se ti piace una storia di altri è come per i cantanti? Puoi fare una cover?” e lo stesso è successo a Paolo Cognetti al sentire: “non ti è mai capitato di rovesciare il caffè sui tuoi quaderni scritti a mano?”. C’è stato anche Matteo B.Bianchi da cui hanno voluto sapere “se ti diverti veramente quando scrivi”, mentre Giorgio Fontana non ha dovuto fare la dichiarazione dei redditi… ma quasi: “quindi uno che fa lo scrittore è quasi povero? Quanto hai guadagnato con l’ultimo libro?”.
Anche editor del libro, per Terre di Mezzo, Davide Musso ha invece raccontato del romanzo che sua figlia sta scrivendo con lui, la storia di una matita, e Alessandro Zaccuri ha dovuto rassicurare la platea di curiosi e sospettosi: “ma tu scrivi anche i libri dei compiti?”. Dalle domande pragmatiche, all’improvviso, a discorsi filosofici con Federica Manzon, ad esempio, a cui hanno spiegato che “devi dare tu una fine alle storie che scrivi, altrimenti continuerebbero all’infinito” mentre Gabriele Dadati ha dovuto immedesimarsi nel primo scrittore della storia: “cosa faresti?”. Tra risate e sudori freddi, questi autori che si sono prestati a sedere tra cuscinoni rossi in balia di lettori e intervistatori senza filtri, hanno vissuto forti emozioni. Anche quelle interessano molto i bambini, che hanno voluto sapere da Fulvia Degl’Innocenti se “ti è successo di scrivere un libro e piangere?”, e da Gianni Biondillo se “devi sapere molte parole per descrivere le emozioni”. Si torna sempre ai due pilastri alla base della “Grande Fabbrica” di Francesca: parole ed emozioni. 

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