DIRITTO ALLA PAROLA

lab_scrittura_2L’INTERVISTA Tredici scrittori, accomodati uno dopo l’altro su cuscinoni rossi tra classi di giovani lettori curiosi, originali, spontanei e molto osservatori. Da queste originali “incontri con l’autore”, organizzati nell’ambito de “La grande Fabbrica delle Parole”, è nato il libro “Ma tu quanti libri scrivi in una settimana?” (recensito e raccontato qui) a cura di Francesca Frediani e pubblicato da Terre di Mezzo Editore. Sempre da Francesca Frediani, assieme a Barbara Martelli, e nella ‘culla’ di Terre di Mezzo, è nato alla Casa del Sole (Parco Trotter) il laboratorio della “Grande Fabbrica”, ora con sede l’Anfiteatro della Martesana, prima versione italiana di quello inaugurato nel 2002 a San Francisco dallo scrittore Dave Eggers, “826 Valencia”. A Milano arriva a salvaguardare diritto all’espressione, coesione sociale, accesso libero alla cultura e voglia di condivisione, rivolgendosi sopratutto “a chi ha difficoltà ad abitare la lingua, perché trovi il suo spazio”, come spiega Francesca Frediani in questa intervista a Omnimilanolibri.
Come è nata l’idea del libro e, prima ancora, della Grande Fabbrica?
L’obiettivo è quello di far appropriare della scrittura i bambini. Per trasmettere loro l’idea che le parole sono per tutti, nessuno è escluso dalla scrittura e dalla lettura, anche chi magari non conosce bene l’italiano o fa fatica a esprimersi. I libri non devono essere calati dall’alto, sui bambini. Nel laboratorio li incontrano seduti su dei cuscinoni rossi, e li sentono vicini, accessibili, belli. E ne producono anche uno tutto loro.
Fabbricate libri, allora, e non solo parole? Già. Nel primo incontro si scrive una storia tutti assieme, il motto è: “tutti abbiamo storie da raccontare, ognuno ha diritto di esprimersi”, e si finisce con la soddisfazione vedere la
propria storia trasformarsi in un libro da portare a casa, un simbolo molto importante che rovescia il loro rapporto con la lettura.
E poi incontrano gli autori..
Esatto, nel secondo incontro dei laboratori incontrano uno scrittore che si mette tra loro e risponde alle loro domande, chiacchiera, si racconta. C’è qualcuno che si è anche commosso, tutti si sono certamente divertiti e ne sono usciti arricchiti, diversi, e a volte più consapevoli della propria storia e delle proprie storie.
Cosa hanno chiesto i bambini? Di tutto. Dallo stipendio, alle domande tecniche su titoli e copertine e pubblicazioni, fino alle quelle più filosofiche sulla fine delle storie, sui trucchi per farsi venire l’ispirazione giusta. Nel libro ci sono in fondo le domande che un adulto non avrebbe mai fatto, un po’ per imbarazzo, un po’ perché forse non ci avrebbe pensato. Ne escono delle interviste “inedite”.
E’ stato difficile coinvolgere gli scrittori? Assolutamente no, tutti molto disponibili. A gennaio riprenderemo gli incontri, infatti. In generale il progetto della Grande Fabbrica delle Parole è molto partecipato da tutta la città. Ci sono oltre 130 volontari da giovanissimi a ultra 60enni, da chi da semplicemente una mano a chi presta la propria professionalità: editor, scrittori, giornalisti, artisti, illustratori, fumettisti. Si è creato un grande circolo della gratuità.

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