DANTE È MILANESE

“Ciascuna lingua è abbastanza perfetta qualora non manchino ad essa quelle voci che si richieggono a poter spiegare ciascuna idea di colui che parla”. Lo aveva scritto quel gran poeta lombardo che fu Giuseppe Parini e Ambrogio Maria Antonini, avvocato, storico e poeta milanese, ne ha voluto dare una eccellente dimostrazione “milanesizzando” addirittura la Divina Commedia. La sua opera, pubblicata da Viennepierre edizioni, rivista da Pier Luigi Amietta e Pier Gildo Bianchi, assieme alla figlia Maria Maddalena, è una traduzione in endecasillabi in terza rima, che seguono quasi letteralmente l’originale dantesco affiancato alla traduzione milanese. L’opera è custodita in un cofanetto, rigorosamente divisa in 3 volumi, 15×21 cm, 902 pagine, rilegati in tela con sovrimpressioni in oro, e arricchiti con 48 tavole a colori pittore milanese Alberto Schiavi, con una prefazione Giovanni Roberto Sarolli, ordinario di filologia e critica dantesca all’Università di Bari: “un capolavoro, un gioiello”. Il debutto in società dell’opera di Antonini fu nel 2004, quando fu presentata al Teatro Filodrammatici con 100 persone rimaste fuori. Nel ritrovare qualche anno dopo delle copie impolverate in magazzino, “guai a lasciarle a prendere polvere”: Amietta ha colto l’occasione ,in una serata alla Biblioteca Sormani, per puntare nuovamente le luci su questa pubblicazione rara e preziosa. L’autore stesso mai la vide completata, prematuramente scomparso , nei due anni che la revisione pre-pubblicazione ha richiesto.
La Divina Commedia in milanese rappresenta il culmine dell’amore per dante di Antonini che, come studioso della lingua milanese ha pubblicato anche il Dizionario Italiano-Milanese, oltre a numerose altre opere. Il 7 dicembre 1979 è stato nominato “Cittadino Benemerito” del Comune di Milano e, nel 1981, gli è stato conferito il Premio Carlo Porta. “E’ ammirabile l’aderenza al testo originale, senza mai perdersi in parafrasi o allontanarsi dal testo – spiega Amietta – Tant’è che c’è il testo a fronte. In tante altre trasposizioni in altri dialetti, non è stato possibile, invece”. In appendice oltre a un ricco glossario dei termini milanesi più desueti, si trova un originale saggio di Amietta a sottolineare quanto la lingua attuale sia intrisa di modi di dire danteschi, a partire dalla “dolenti note”.

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