L’ULTIMO CONDANNATO A MORTE

9788849305883CLASSICI MILANESI Antonio Boggia, muratore, imprenditore fallito con il vizio dell’alcol, fu impiccato nel 1862 per aver ucciso quattro persone per denaro e averne occultato il cadavere. “Il giallo della stretta Bagnera”, di Giovanni Luzzi – avvocato penalista, romanziere, meneghinologo (come si definiva lui stesso), scomparso nel 1982 -, inizia come un racconto carico di ironia e tenerezza, vira nel giallo e si conclude come un moderno ‘legal thriller’. Ma è soprattutto un racconto storico meticoloso, pubblicato per la prima volta all’inizio degli anni Settanta e ripubblicato nel 2010 da Modern Publishing nella collana ‘Pagine disparse’: la ricostruzione di una vicenda reale ambientata nella Milano di metà Ottocento. Lo stile schietto e le descrizioni della città, che “sotto la spinta dell’industrializzazione dell’economia lombarda aveva superato la cerchia antica dei navigli straripando fino alla nuova cerchia spagnola” ed era dominata a quell’epoca dagli austriaci, ne fanno un’opera che offre al lettore il gusto della scoperta di una città passata, fatta di carrozze, lavori umili, famiglie perbene e abbindolatori, con una grande cura del dettaglio storico e delle indicazioni toponomastiche. Il caso di Antonio Boggia, il “killer della stretta Bagnera” fece molto scalpore alla sua epoca. ‘Il Boggia’, infatti, si rivelò un pluriomicida, responsabile di almeno quattro delitti tutti per motivazioni di denaro, un uomo senza scrupoli in cui il Ribbone, la sua prima vittima, aveva scorto una luce strana” con “gli occhi, quei piccoli occhi, che brillavano nell’oscurità come quelli di un gatto”. Le vittime, nascoste nel magazzino della Bagnera, “uno stretto e tortuoso budello che metteva in comunicazione via Nerino con via Santa Marta”, nei pressi del Carrobbio, vennero trovate anni dopo grazie alla solerzia di un giudice che incastrò il muratore e lo costrinse a confessare i suoi delitti. Seguì il macabro rinvenimento dei corpi e l’epilogo: il processo e poi la sentenza di impiccagione, eseguita nel 1862 “in uno spiazzo a metà tra Porta Vigentina e Porta Lodovica” dai boia che vennero fatti arrivare da Torino e da Parma perché a Milano non se ne trovavano. Antonio Boggia, ricostruisce con puntiglio Luzzi, fu l’ultimo condannato a morte e ‘l’operazione’ costò all’erario “compresa l’indennità di trasferta dei carnefici” 204 lire e 28 centesimi. Dopo la sua esecuzione, infatti, la pena capitale fu abolita in Italia, con l’eccezione del periodo fascista. 

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