INESAURIBILE SCERBANENCO

 SCERBAInesauribile Scerbanenco. La produzione sterminata del ‘padre del noir italiano’ aggiunge  un altro tassello. I 38 racconti (e due romanzi) che Giorgio Scerbanenco scrisse in tempo di guerra, tra il 1941 e il 1943, per il Corriere della Sera. Pubblicati in due tomi editi da Fondazione Corriere della Sera, i racconti sono l’opera varia di un autore non ancora approdato al noir in senso stretto (in quegli anni Scerbenenco scrive i gialli ‘americani’, con protagonista Arthur Jelling, archivista della polizia di Boston) ma già capace di cogliere le imperfezioni dell’animo umano. Racconti “strettamente sorvegliati” dall’allora direttore del Corriere Aldo Borelli che nei carteggi – raccontati nella dettagliata prefazione di Cesare Fiumi – tra l’autore e il responsabile del quotidiano di via Solferino, indica più volte cosa si aspetta da lui e perfino talvolta come debbano dipanarsi le trame. Scerbanenco abbozza, mai presuntuoso né banale, piuttosto testardo nella sua capacità di scrittura, fluida e appassionante come in pochi altri autori. Lo scrittore nato a Kiev, padre ucraino e madre italiana, compone in tempi di fascismo – seppur agli sgoccioli – un campionario di umanità milanese che ancora una volta centra il segno. Sono racconti puliti, letture pomeridiane da quotidiano (uscivano infatti nell’edizione del pomeriggio), ma come sarà in futuro, Scerbanenco riesce in un aggettivo, un’immagine, una piccola divagazione a riempire di sostanza e profondità ogni sua opera imprimendola nella mente del lettore. Ecco quindi racconti di vita quotidiana, senza dimenticare la guerra, con al centro i rapporti umani, le passioni e le bassezze. C’e’ l’incontro con il destino beffardo, come nella storia di un uomo che si sveglia la mattina con il presentimento che investirà qualcuno e così accade; c’e’ l’avvocato Quinturra che emana “un senso di fremente nervosismo rappreso, come se un attacco epilettico si fosse coagulato e fatto uomo”; ci sono la fame, quella vera, di una madre e di un figlio; c’e’ la solitudine e il timore di un uomo che parla con il proprio cane della donna sognata; c’e’ il racconto inedito Lingua morta, arguta riflessione, caduto il fascismo, sulla retorica di quei lunghi anni. Racconti semplici, veri e sinceri, antipasto ideale alle storie nere che Scerbanenco scriverà successivamente. 

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