L’INCENDIO DI VIA KEPLERO

4959CLASSICI MILANESI  Tre bambini e una madre uccisi in un incendio in via Boltraffio, nel giugno del 1929. Da un fatto di cronaca estremamente drammatico Carlo Emilio Gadda prese spunto per piegare la tragicità della realtà in un racconto colmo di emozione, partecipazione e ironia. E’ “L’incendio di via Keplero”, la cronaca che lo scrittore punteggia di un incendio in un caseggiato popolare di Milano, quasi un antipasto del celebre palazzo romano di via Merulana in cui Gadda ambienterà il suo ‘pasticciaccio’. Composto all’inizio degli anni Trenta, rielaborato nel 1935, il racconto fu pubblicato per la prima volta nel 1940 sulla rivista milanese Il Tesoretto, successivamente nelle Novelle dal ducato in fiamme (1953) e negli Accoppiamenti giudiziosi (1963). Quelle pagine sono diventate anche uno spettacolo teatrale – prodotto nel 1996 da Anna Nogara con le percussioni di Marco Scazzetta – che approda dall’1 al 10 febbraio al Teatro Parenti (nella foto). Il racconto di Gadda è una corsa a tratti disordinata lungo i piani minacciati dalle fiamme, tra le famiglie costrette a lasciare precipitosamente la casa e le proprie cose, con donne in “sottane bianche di pizzo” o “malandate in gamba”, tra urla e paura quasi che il “diavolo fosse dietro a spennarla”. La minaccia della morte, incombente e costante, diventerà l’occasione per gesti eroici di personaggi che nulla – senza incendio – avrebbero di eroico. Protagonisti, loro malgrado, diventano così “un certo Besozzi Achille di anni 33, pregiudicato in linea di furto e vigilato speciale della Regia Questura” che salva una bimba spaventata a morte e il suo pappagallo; il “Pedroni Gaetano del fu Ambrogio di anni 38, facchino alla stazione centrale” che la sorte mise ‘sulla strada’ di una signora al quinto mese di gravidanza che il facchino si caricò come un “baule” per portarla al sicuro. E c’e’ la “Arpàlice Maldifassi, cugina del famoso baritono Maldifassi” che ebbe la fortuna di essere soccorsa dal “garzone muratore e avanguardista Ermenegildo Balossi di Gesualdo, d’anni 17, da Cinisello, il quale, in mutande, e con un pallore nel viso, era in procinto di salvare le sue proprie gioie anche lui”. Così, tra salvataggi riusciti e non, tra chi si salva e perde tutto e chi non salva niente, nemmeno la vita, Gadda racconta uno spaccato di città, il lavoro dei pompieri e la concitazione di quelle ore in un’opera breve che esalta il sapore popolare e solidale di una varia umanità che l’incendio mette inesorabilmente sullo stesso piano annullando le distanze sociali. 

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