ELOGIO DELL’IRONIA

Lella-Costa-Come-una-specie-di-sorriso_avorighSi legge quasi in un viaggio di metropolitana, se si va da capolinea a capolinea nell’ora di punta, il libro di Lella Costa, e si torna in superficie con “una specie di sorriso” sul viso, quello del titolo, quello che solo i più bravi, i maestri dell’ironia, sanno far sorgere a insaputa dello stesso lettore.
In 100 pagine edite da Piemme, con 17 capitoletti e un “Bugiardino” finale, l’attrice per la prima volta autrice di un saggio intitolato “Come una specie di sorriso”, chiama a raccolta grandi nomi per dimostrare che “L’ironia è un modo intelligente di essere seri”. Applicandola e insegnando ad applicarla in ogni angolo della vita quotidiana di ciascun lettore, Lella Costa pesca saggi esempi da ogni ambito: dalla filosofia, con Socrate, dalla musica, con Paolo Conte, ma anche dalla letteratura, con Lewis Carrol e l’immancabile Shakespeare che tante volte lei stessa ha portato nei teatri milanesi. C’è anche la poesia, con Emily Dickinson e tante altri autrici più sconosciute ma non meno pungenti, come Carol Ann Duffy, prima donna, prima scozzese e prima poetessa dichiaratamente omosessuale a conquistare il titolo di Poeta laureato del Regno Unito nel 2009. Nel suo “La moglie del mondo”, ad esempio, di quella di Icaro scrive: “Non sarò né la prima né l’ultima/ che se ne sta su un costone/a guardare il proprio marito/che dimostra al mondo/di essere un totale, perfetto, emerito, assoluto coglione”.
Nomi noti, ma anche esempi e aneddoti che sorprende trovare in questo tipo di saggio, come a dimostrare che nulla è scontato, parlando di ironia. Come a dimostrare che si è ben lontani da battute volgari e banali: si tratta invece di una “dichiarazione di dignità. E’ l’affermazione della superiorità dell’essere umano su quello che gli capita”. Ecco spuntare quindi Don Lorenzo Milani e anche Francesco Guccini e Fabrizio De André nello stesso capitolo degli “Elii” – come i fans chiamano “Elio e le storie tese”.
A circa metà libro spunta anche Franca Valeri, “che personalmente venero e ritengo un degli esseri umani più intelligenti e creativi”: è lei la regina del capitolo “Femminile singolare”, preceduto da “Così lontani, così vicini”, dedicato ai classici della letteratura. Lì si può ridere di Orfeo, mentre perde Euridice, senza sentirsi particolarmente cattivi, cosa di cui l’autrice non ha paura, e arriva ad affrontare anche il rapporto tra ironia e disabilità, citando Franco Bomprezzi, ben noto ai milanesi per il suo impegno nelle pari opportunità. Ad una signora che gli chiese se “era nato così”, rispose infatti, “sì cara, sono stato partorito con la carrozzina”.

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