L’IRA DELLA BASSA

IraFunestaCoverL’imitazione, nel genere noir, è facilmente scoperta: perché il romanzo nero non e’ solo una trama avvincente ma un modo di guardare il mondo. Se le lenti con cui lo si fa non sono le proprie, il trucco si scopre subito. Paolo Roversi non lo ha mai fatto e forse anche per questo i suoi libri continuano ad avere successo. L’ultimo, ‘L’ira funesta’ (Rizzoli), da pochi giorni in libreria, è un altro tassello dello “stile Roversi”, in cui l’intrico del ‘giallo’ e della trama si fondono con una scrittura ironica e leggera dipingendo in questo modo un affresco di mondo. Qui si tratta della ‘Bassa’, ovvero la provincia mantovana, che Roversi conosce bene essendoci nato, raccontata in una storia gustosa che ruota intorno al ‘Gaggina’, colosso di 130 chili, un ‘fuori di testa’, che ingaggia un braccio di ferro con le forze dell’ordine, stile “Quel pomeriggio di un giorno da cani”, asserragliato in casa con ostaggi. Il ‘Gaggina’ diventa il principale (e scontato) indiziato di un omicidio, o meglio il capro espiatorio che molti vorrebbero – ma senza crederci troppo -, perche’ squassare la vita di un piccolo paese e i suoi rituali da bar è un peccato mortale. In questo contesto si trova a indagare il maresciallo Valdes (esordiente nei romanzi di Roversi dopo la lunga serie ‘milanese’ di Enrico Radeschi), personaggio nuovo guidato nella vita del piccolo paese della ‘Bassa’ da un brigadiere che di nome fa Puglisi ma che delle vicende e degli abitanti del borgo e del bar Piccola Russia, epicentro di ogni chiacchiera, conosce tutto. Tra battute, dialetto (più efficace e potente di ogni battuta), scene comiche e un giallo da risolvere, Roversi apparecchia una storia che racconta un pezzo di Italia dove, scrive l’autore, “il mondo, quello che luccica finisce per darti del provinciale per sempre. Un’etichetta che la gente della Bassa si porta addosso senza vergogna, anzi con orgoglio, perché sa come va il mondo. L’Italia, l’Europa, il Piccolo Russia: tutti siamo periferia”.

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