LA DONNA CHE SBATTEVA NELLE PORTE

ELFO PUCCINI, MORATTI INAUGURA NUOVO TEATRO - FOTO 14Frigorifero, mobiletti, tavolo e sedie, in scena, storte, come il letto, storte, come la protagonista, la sua voce, la sua storia. Storia “storta”, o meglio “stortata” da un marito ubriacone e violento, da anni di illusioni e di “dovere e voler nascondere le botte prese” dicendo ai medici, con il marito di fianco che sorride dispiaciuto, “ho sbattuto contro la porta”.
E’ una Marina Massironi lontana dai “bulgari” con Aldo, Giovanni e Giacomo e vicina alla cronaca d’attualità quella in scena al Teatro Elfo Puccini fino al 24 febbraio con l’intenso monologo “La donna che sbatteva nelle porte” che il regista Giorgio Gallione ha tratto dall’omonimo libro dell’irlandese Roddy Doyle, edito da Guanda, ormai nel 2005.
Nella scenografia che accoglie lo spettatore prima dei 90 minuti mozzafiato di spettacolo, la porta non c’è, c’è un varco da cui Marina non esce, se non per cercare le chiavi del mobiletto dove chiude l’alcool di giorno, per bere di notte, dopo aver messo a letto i 4 figli a cui ora bada, da vedova. Giovane vedova dell’affascinante e violento Charles.
Sola sul palco, accompagnata da una colonna sonora che è più di un compagno di scena, per potenza e significato, Marina ricorda da innamorata, come fosse ieri, si racconta, va in crisi, urla e piange. Apre il frigo e gli armadietti, vi trova bottiglie e fiori rossi che sparge sul palco. Utilizza tutto lo spazio e tutte le parole e i toni possibili per dare voce a un dramma che, tratto da un libro, si propone come attuale, troppo attuale. Il pubblico lo sente.
A teatro, passando al registro tragico, dopo le gag di “Mai dire gol”, l’attrice non rinuncia all’arma dell’ironia, “disegnando un ritratto di donna difficile da dimenticare”: diventa anima e corpo proprio quella Paula Spencer, 39enne di Dublino, madre e vedova, cresciuta sotto lo sguardo di un padre misogino e di una madre sottomessa. Paula, la Paula di Marina, come la Paula di Doyle, tra flash-back e crisi di riso isterico, aprendo e chiudendo ante di armadietti storti, trova la forza di ribellarsi e buttare fuori di casa il marito che non rivedrà se non cadavere, dopo una rapina che quell’ubriacone non ha saputo neanche portare a termine.
In scena all’Elfo, una storia di indubbia violenza, che arriva a far conoscere l’odio cui può giungere un uomo, ma anche la disperata volontà di rivalsa cui può giungere una donna.

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