IL BANDITO DELL’ISOLA

timthumbComincia sotto le bombe la carriera criminale di Ezio Barbieri, figlio di un insegnante di Brera, nato nel quartiere Isola, cresciuto nel sottobosco del crimine che in quegli anni popolava Milano e i suoi quartieri, diventato “pericolo pubblico” nel primo dopoguerra quando in coppia con Sandro Bezzi mise in piedi una delle ‘premiate ditte’ delle rapine in città. La storia, meno conosciuta di altre carriere criminali, la racconta un libro, appena pubblicato dall’editore Milieu, scritto da Nicola Erba e intitolato “Il bandito dell’isola”. Barbieri – che oggi, 90enne, vive a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, dove si è rifatto una vita – è stato uno degli esponenti di spicco di quella generazione di malavita milanese che diventerà leggenda. Prima di Luciano Lutring (il solista del mitra), prima del boom economico degli Anni ’60, prima della violenza sfrenata di Renato Vallanzasca, per le strade milanesi, ancora martoriate dalla guerra che volgeva al termine, iniziò a sfrecciare una Lancia Aprilia nera (con finta targa 777, guarda caso il numero di pronto intervento appena istituito della squadra mobile). Rapine su rapine, una escalation di colpi e una caccia guardie-ladri con la polizia e con i gruppi ausiliari per la sicurezza formati da ex partigiani ammantata da un velo di leggenda. L’autore, con una attenta ricostruzione di quegli anni e dela Milano popolare del tempo, compie un viaggio nel primissimo dopoguerra (corredato da materiale fotografico e articoli di giornale) e nella vita di un uomo che per l’audacia dei colpi non poteva passare inosservato: basti citare la rapina in una banca dell’estate del ’45, quando Barbieri e i suoi misero a segno il colpo con l’aiuto di una prosperosa bionda che si svestì davanti alle casse nel momento giusto, distraendo i cassieri e compiendo un colpo pulito in pochi minuti. Ma un tradimento incastrerà Barbieri che sul finire del 1945 viene arrestato dopo un conflitto a fuoco. Il bandito con il pizzetto, considerato sbruffone e sfrontato, fuggirà da San Vittore in bicicletta con il suo sodale Bezzi. Ezio Barbieri verrà catturato dopo un periodo di latitanza, Bezzi sarà invece ucciso, il suo corpo freddato a terra, il viso coperto da un giornale. Inizia qui il secondo capitolo della vita di Barbieri e la seconda parte del libro: una condanna a 30 anni, la vita in carcere e le rivolte (fino alla Pasqua rossa, la più violenta rivolta carcercaria di San Vittore, nel 1946), il processo, il trasferimento nelle carceri di un’Italia in ricostruzione. Fino al 1971. Quando Barbieri, scontati i 30 anni di carcere, uscirà da uomo libero. Per rifarsi una vita. 

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