VITA DA CLOCHARD E RISCOSSA

Io-sono-nessunoDa una frazione di Limbiate, deejay in una discoteca di Cesano Maderno da cui viene catapultato al Plastic di Milano. Dal liceo classico Manzoni ad un Master in America in criminologia dopo una tesi sul mostro di Firenze, cene di lusso consumate in salopette a petto nudo e dreadlock a “Il Fauno”, in Villa Borromeo e poi la strada. Le strade, quelle di Milano, il cartone umido, le mense e le brande, la “canna del barbone” con i pezzi di ‘fumo’ raccolti dai marciapiedi di Milano. La storia di Wainer Molteni, pubblicata da Baldini&Castoldi non è ancora finita, ma oggi continua a Serravalle, tra trenta galline, trenta pulcini, quattro conigli e una coppia di asini accuditi da 12 clochard nella prima fattoria completamente gestita da loro.
“Io sono nessuno” è il titolo di questo libro che pervade, con odori, rumori, sapori, spesso rancidi e sgradevoli come le amare considerazioni del protagonista che in prima persona ha vissuto e fa vivere senza filtri la quotidianità di un clochard. Alla riscossa, però. Ripercorrendo in ordine cronologico la sua vita, dall’infanzia all’oggi, o quasi, Wainer senza veli né ipocrisie racconta “come è successo” lasciando fuori dalle pagine sensazionalismi e ricerche di “un senso”: solo fatti e pensieri concreti di chi, come lui, è diventato senzatetto praticamente “a sua insaputa”, se si vuole usare una espressione oggi in gran voga. Attraverso la sua esperienza misura la capacità di accoglienza di una Milano che “avevo l’impressione facesse tutto per mantenerti in quella condizione, di clochard, e, una volta accolto, cercasse in ogni modo di non lasciarmi andare”. Nei dormitori e nelle mense, incontra “persona assuefatte a quella condizione” ma convinto che “abbiamo disperatamente bisogno di non perdere quel minimo di dignità che ci rimane”, Wainer fonda “Clochard alla riscossa”, si oppone alla chiusura del centro di via Maggianico, nel 2005 e propone alla città e perfino all’allora sindaco Letizia Moratti un diverso modo di vedere chi vive per strada.
Mai abituato a pensarsi come una anima grigia vagante, invisibile come i senzatetto sono per molti, il protagonista armato solo di cartone, coperta e zaino arriva a dialogare con le istituzioni e tentare un percorso diverso dall’assistenzialismo classico che ha contraddistinto la città fino a qualche anno fa.
Ci si sta lavorando… anche ora. La fattoria trasformata in agriturismo, intanto, regala nel finale una nota bucolica ad un libro che non risparmia nulla al lettore, ma l’immagine di polli, conigli e galline non riesce a cancellare la nenia che Molteni con abilità ha fatto insinuare nella mente del lettore: “può succedere”.
”Può succedere perchè la ragazza vi ha lasciato e il vostro cuore non ha retto. Può succedere perchè avete perso la vostra famiglia e, ad un tratto, vi trovate senza nulla. Può succedere perchè avete seguito una brutta compagnia o avete puntato troppo in alto. Può succedere perché l’azienda per la quale lavorate ha chiuso i battenti. Può succedere perché prima non avete soldi per la benzina, poi per la spesa, poi per le bollette, infine per l’affitto. Può succedere perché siete troppo vecchi per ricominciare e troppo giovani per iniziare. Può succedere perchè credete in qualcosa che ogni volta viene tradito. Può succedere a voi, al vostro vicino di casa, alla persona che vi è seduta accanto. Può succedere all’improvviso, da un giorno all’altro. Può succedere in un modo graduale e inesorabile. Fatto sta che succede, e quando succede è sempre troppo tardi”.

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