MEMOIR DI UNA CITTÀ

3066-3“Schizzi, appunti, articoli per fermare nella memoria il volto di una città che è diventata metropoli”: per trovarli basta sfogliare la ri-edizione di “Milano ancora ieri” dello scrittore, editore, critico, libraio-antiquario Alberto Vigevani pubblicato da Sellerio Editore. Chi meglio di lui potrebbe trascinare il lettore nella Milano d’un tempo? Tra le sue pagine la si trova descritta nei minimi particolari, nei suoi colori e nei suoi sapori, nelle insegne e nelle chiacchiere ai tavolini dei bar centrali, dove si riunivano gli intellettuali e i letterati.
Centripeto e nostalgico, il discorsivo “memoir” di Vigevani parte dalla stagione dei caffè letterari di metà ‘800, quando ad andare più in voga era “Il Biffi” frequentato da Luigi Capuana ed Emilio De Marchi. Poi si parte per un viaggio spazio-temporale a scoprire a bordo del libro i ritrovi preferiti delle colonne della Scapigliatura, dei futuristi, del giovane Umberto Eco, anche, di Elio Vittorini o Vittorio Sereni. Qualche nome risulterà “non pervenuto” agli under40, ma tanti altri no, anzi, sono ancora famosi anche se trasformati in tappe da turisti o lussuosi bar: Le Tre Marie, Savini, Pasticceria Marchesi e così via.
La Milano di Vigevani non è punteggiata solo da caffè, si aggiungono infatti man mano altri sapori con le descrizioni di panettieri, osterie, ortolani, macellai: “400 ai tempi di Bovesin della Riva, quanto i fornai”. E anche pescherie e gastronomie: tra le memorabili, “Peck” e il suo negozio Liberty.
Tanti negozi, sì, ma “Milano ancora ieri” è soprattutto piena di persone, persone che hanno saputo raccontare la città, non solo a parole ma anche con le immagini, come Enrico Noseda, ad esempio, “il fotografo del quartiere Magenta che ritrae la Milano d’un tempo con strade pavimentate a ciottoli, l’anello frusciante del Naviglio e i giardini nascosti fra le case. Ritratti oggi nostalgici”. Oltre ai grandi nomi, la maggior parte di scrittori o di colleghi, ecco tanti artigiani – “il sapiente doratore, l’ebanista Gatti, lo scultore Clede e il legatore Santagostino” – , bottegai – dai tessuti all’alta moda, alla Moroni Gomme – e piccoli editori di cui Vigevani tesse le lodi assieme a quelle per i librai da bancarella a cui deve il suo amore per la lettura.
Scomparso prima del cambio di secolo, Vigevani saluta Milano nostalgicamente così, già accortosi che “poi la città, divenuta metropoli senza me ne accorgessi troppo, riprese il suo passo. Scomparse case, intere vie, il borgo diventato irriconoscibile, in parte demolito. Ma sono scomparsi anche gli amici (…) L’intero borgo mi fa tristezza a passarvi oggi”. E oggi, 2013, cosa penserebbe passeggiando in centro?

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