VIA PADOVA DI RINGHIERA

SCONTRI VIA PADOVA, QUATTRO EGIZIANI FERMATI - FOTO 13Corsi e ricorsi della storia, e della vita, che si susseguono cambiando la lingua ma non le emozioni e le storie, le paure e i sogni di chi racconta e vive lì, nella “Curt de l’America”, una vecchia casa di ringhiera alla fine di via Padova, che ha ospitato tante persone in transito raccontate dal film documentario dei registi Lemnaouer Ahmine e Francesco Cannito. Da punto di partenza di emigranti italiani che aspettavano il visto per l’America ad abitazione di immigrati arabi, filippini,bengalesi, cinesi, il caseggiato custodisce tra le sue mura,a Crescenzago, un pezzo di storia dell’integrazione in salsa meneghina. Anche per questo una pellicola che raccontasse tutto ciò è stata fortemente voluta dall’associazione Villa Pallavicini che, grazie ad un finanziamento della Fondazione Cariplo, ha commissionato il lavoro a due registi “bravissimi nel non criminalizzare quanto accade né enfatizzare il razzismo di alcuni cittadini”.
La Curt dell’America è raccontata in poco meno di un’ora da un’alternanza di immagini del passato e del presente e, mentre la casa, con i suoi ballatoi e il cortile, resta la stessa, ad animare la pellicola ci pensa una società multiculturale dinamica in trasformazione.
C’è l’odissea, appena iniziata, di chi arrivava alla casa con l’idea dell’America, e lasciava lì i cavalli per prendere il tram per la Stazione Centrale da cui raggiungere Genova e poi la terra sognata. Ci sono i 104 anni dell’abitante più anziana, una donna italiana che ha visto passare tante famiglie, approdate lì prima di conquistare una sistemazione migliore. Famiglie prima del Sud Italia, poi del Sud del mondo, e dell’Est e dell’Ovest.
Il tema delle migrazioni è costante, in via Padova, prima dal pianura padana all’America, poi dal Sud al Nord delm Paese, e infine l’arrivo degli stranieri: i muri della “Curt” hanno visto e sentito tutto ciò e possono testimoniare che “sono passaggi identici: i percorsi degli italiani e degli stranieri, dal punto di vista umano, sono identici – spiega Emanuela Manni, responsabile della Associazione Villa Pallavicini – i sentimenti sono uguali e gli stranieri che vivono qui oggi raccontano e fanno gli stessi commenti che facevano le famiglie di meridionali che c’erano negli anni ’50-’60. E’ l’umano ripetersi”.
Mai ristrutturata, con affitti affatto convenienti e un grande spirito di adattamento come requisito essenziale per abitarci, la Curt de l’America per certi versi viene anche rimpianta, e dal documentario si vede anche questo. “Il grande cortile, le case basse a ringhiera, e gli spazi di socialità enormi: chi è andato in condominio li rimpiange eccome – spiega Emanuela – e c’è chi ricorda i tornei di calcio, chi lo stendere i panni assieme”.
Mentre il documentario custodisce il passato, il caseggiato oggi è passato nelle mani dei nipoti della storica proprietaria e se ci fosse un seguito della pellicola, la trama cambierebbe direzione. “Colpiti dal documentario, i nuovi proprietari stanno cercando di normalizzare la situazione, mandando via i morosi e ristrutturando gli appartamenti per poi riaffittarli con prezzi bassi, corretti, agli stranieri” racconta Emanuela che ha visto un quartiere riunirsi alla prima del documentario, nel 2011, e già da lì, dalle tante persone diverse, ritrovatesi innamorate della Curt, aveva intuito che qualcosa era cambiato, anche grazie al lavoro di Lemnaouer Ahmine e Francesco Cannito.

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