LA FILOSOFIA DEI MALFATTORI

bregolaL’INTERVISTA CON L’AUTORE  I rapinatori e ladri di professione inorridiranno leggendo le avventure di questo gruppo squinternato di aspiranti malviventi, sorriderà invece qualche filosofo in cerca di un posto nel mondo. Perchè “I tre allegri malfattori” di Davide Bregola (Barberaeditore) è molto poco una storia di furti e malavita e molto di più una lunga “conversazione” su come nella vita si possa cercare di fare filosofia nelle situazioni meno adeguate.Protagonisti: il Filosofo, il Nonno e il Cinese. Tre tipi umani che si muovono nel Mantovano (dove i nomignoli da paese sono un marchio di fabbrica) in cerca del colpo con cui cambiare le proprie vite. Tra ambizioni e ‘voce grossa’, alla fine i tre partoriranno un colpo troppo audace: rapire il primo lettore della storia dell’umanità, e lo faranno nel contesto del Festival della Letteratura. Ecco servita così una storia che ha già tutti gli ingredienti per farsi leggere, ma Davide Bregola, al suo primo romanzo, gioca anche e soprattutto con i linguaggi. Non ci si potrebbe aspettare di meno da un giovane che conduce laboratori di scrittura e che in questo suo esordio trasforma il romanzo in “laboratorio narrativo”.

Il tuo gruppo di malfattori è una banda squinternata ‘guidata’ dal Filosofo. Un giovane un po’ strafottente, un po’ guascone, a chi ti sei ispirato? Il mio personaggio è nato perchè un giorno qualche tempo fa ho incontrato Philippe Petit, l’artista che ha attraversato come funambolo le Torri Gemelle e le cascate del Niagara…lui era ed è un artista, un filosofo, ma chiacchierando mi ha anche detto che a Parigi faceva anche il borseggiatore con destrezza per testare la sua capacità di prestigiatore. Da lì mi è apparso il Filosofo: un artista del crimine

Da mantovano d’adozione, cosa rappresenta il festival della letteratura? Un’occasione per la città, ma in fondo nel libro te ne prendi gioco. Cosa ne pensi – da giovane autore – di queste grandi kermesse letterarie? Sono un mantovano che è nato in provincia di Ferrara ma che fin da piccolo andava coi genitori a fare il giro in barca sul Mincio, o a pescare sul Lago di Mezzo, per cui avendo abitato in diverse città, da Ferrara a Torino, mi son sempre detto che una piccola città come Mantova avrebbe fatto al caso mio. Nel libro il Filosofo dice cose cattivissime; a un certo punto incrocia tanti scrittori con il loro libro sotto braccio e pensa che l’ubriacone della piazza faccia discorsi troppo profondi per loro. Io personalmente penso che i festival siano un modo per capire a che punto è lo stato della cultura italiana. Sono per l’indie e l’autoproduzione e il ‘do it yourself’, e quindi non sono uno da invitare ai festival. Però circolano così tante belle donne durante i festival che vale la pena andarci anche solo per questo. Il mio personaggio è buono, ma è anche cattivissimo, con un forte senso dell’ironia anche acida. Per cui non può che prendersi gioco degli assembramenti da pecoroni. se non altro perché vuole fare un gran colpo e la troppa gente che c’è al festival rende l’impresa più difficile…

Il libro è costruito prevalentemente sui dialoghi. Ti occupi anche di laboratori di scrittura. Qual è la scelta stilistica che hai fatto per scrivere il tuo romanzo? Tutti dicono che i dialoghi sono la cosa più difficile da fare in un romanzo. Così ho pensato che il dialogo dovesse essere una parte importante della trama. L’ho fatto quindi perché amo il rischio. Mentre scrivevo guardavo continuamente i film Lo spaccone, I soliti ignoti, La stangata e mi sono studiato i dialoghi per riprodurre certe atmosfere e certi ritmi. Il libro di riferimento invece era Tre uomini in barca. Tengo laboratori di scrittura dove non do regole, ma dove cerco di fare ottenere dai partecipanti il meglio delle loro possibilità. Nei miei laboratori uso molto immagini e sonoro per fare capire perchè una scena funziona e perché un’altra non va bene.

La tua città di adozione, Mantova, oggi com’e’? Com’e’ cambiata? Ha ancora quel sapore di città un po’ nobile piantata in mezzo a un campo agricolo? Mantova rispetto a 20, 30 anni fa è molto più stimolante oggi perché ci sono molti extracomunitari e stranieri che la rendono vivace. Nel mio romanzo ho inserito 2 rappresentanti di questa nuova società: Uddin della Fiom dal Bangladesh e Il Cinese, che viene da Shanghai ma abita qui. La città è ancora piena di segni della passata nobiltà, ma quel che più mi stimola sono i quartieri popolari dove ci sono centri sociali, Arci, bar scalcinati; la mia Mantova è quella dei pescatori che dal lago inferiore prendono la barca e si addentrano tra gli acquitrini di Grazie (un paesino alle porte della città) e i paesi bagnati dal Mincio.

*Il 18 aprile Davide Bregola inaugura ‘Confessioni in Taxi’: un autore al mese a bordo dell’auto della tassista-blogger Sofia Corben (psicotaxi.it) in giro per Milano per conversare con i clienti durante le corse. 

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