L’ARCHITETTO CHE STUPISCE I BAMBINI

img_0117L’INTERVISTA  Architetto, da quasi 40 anni regalata al mondo dell’editoria per l’infanzia, Emanuela Bussolati ne ha visti, e progettati, di tutti i colori, di libri per bambini. Si vede anche dai consigli che dà: c’è perfino un libro scritto in una lingua inventata così “chi lo legge può interpretarlo con la voce più o meno grossa, sottile, forte, paurosa. Questo diverte i bambini di qualsiasi provenienza”.
La definiscono “sceneggiatrice e progettista di collane e prodotti editoriali per l’infanzia”: ci spiega cosa fa come se lo spiegasse a un bambino? Un libro è fatto di tante caratteristiche e, perché sia significativo, bello, interessante richiede il lavoro di diverse persone tra cui chi ne progetta l’idea e la forma. Progettare significa fare in modo che una certa idea si realizzi e si realizzi nel miglior modo possibile. Quindi parto dall’idea e la trasformo in un libro con una certa forma, un certo numero di pagine, i contenuti di testo e immagini distribuiti in un certo modo. Arrivo ad avere un’idea piuttosto chiara dell’oggetto libro con tutti i suoi contenuti di lettura, di stupore dell’ascolto, di piacere di belle illustrazioni, di fantasia o di comprensione di come funziona il mondo. Poi comincio a realizzarlo io stessa o a farlo realizzare a chi scrive o illustra.
Quando si è iscritta ad architettura, immaginava di andare ad occuparsi poi di libri per bambini? Ho scelto architettura per imparare a progettare. Case, forse, o cose belle, non libri. Ma contemporaneamente facevo laboratori per bambini e per adulti e questo mi ha poi portato a collaborare con un centro di psicologia dell’età evolutiva, nel quale seguivo con attività espressive diversi bambini. Di qui la scoperta che il libro è un mezzo di comunicazione straordinario, capace di creare relazioni intense e di permettere a bambini e grandi di esprimersi sulle proprie esperienze, sulle proprie emozioni e sentimenti.
Collaborando cose editrici anche all’estero, che differenze trova con l’Italia? All’estero c’è spesso una maggiore attenzione e stima per le diverse professionalità che concorrono al libro e il bambino è visto in maniera più distaccata e meno viscerale.
Perché è importante la legatura a tubo? Inventai la legatura a tubo per proporre dei libri a bambini dagli otto mesi ai due anni. Il tubo era più sicuro della spirale ma soprattutto si poteva togliere e mettere, liberando così le pagine e trasformandole in “figurine” con cui giocare, spargendole per terra al momento del gattonamento o come tessere di gioco verso i due anni.
Consigli di lettura: un titolo per un bambino figlio di stranieri.
Tra i miei libri, il più adatto a bambini che parlano lingue diverse è “Tararì tararera”, con il suo seguito, “Badabùm”. E’ un libro buffo, scritto in una lingua inventata. Chi lo legge non può che interpretarlo con la voce più o meno grossa, sottile, forte, paurosa… e questo diverte i bambini di qualsiasi provenienza. E’ pubblicato da Carthusia.
Un titolo per addormentarsi. Suggerisco “Anghingò”, una raccolta di filastrocche classiche illustrate verso per verso. Sono divertenti e ritmate, così la musica delle parole accompagna il sonno.
Un titolo per un bambino timido. Possono servire molti libri che parlino di sentimenti ma la cosa che conta di più è la relazione con dei grandi capaci di ascoltare e di avere la pazienza di attendere i tempi del bambino. Spesso i bambini timidi lo sono perché tutti parlano prima di loro e con più forza e loro si ritraggono. Combattono dentro di sé tra il desiderio di esporsi e quello di ritirarsi. Non servono spintoni, per far superare questa difficoltà.

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