GRAZIA NERI: VIVERE PER LA FOTOGRAFIA

24108899_un-libro-la-mia-fotografia-1L’avventura parte da uno studio in via Manzoni, e prosegue in via Senato, nell”84 va in via Parini e poi, il salto, da 50 a 1000 mq, nel ’95, in via Maroncelli. E’ l’agenzia fotografica fondata da Grazia Neri, una delle prime donne al mondo a provarci, e riuscirci, con una carriera unica e “inenarrabile”. Lei però la narra, eccome se la narra, dando vita ad una autobiografia intima e professionale in cui i due filoni sono indistinguibili. A pubblicarlo è la sua amica Inge Feltrinelli che si era prenotata per le sue memorie già in tempi non sospetti. Ecco “La mia fotografia”: capitoli brevi, molte immagini, un indice fitto con un finale dedicato a Gabriele Basilico, morto mentre Grazia rileggeva le bozze prima di mandare tutto in stampa.
“Amavo le sue fotografie di paesaggi urbani e in particolare di Milano, soprattutto quelle che mostravano l’impossibilità di attraversare edifici, quartieri come barriere di fronte all’uomo, periferie cementificate, costruzioni senz’anima. E parallelamente amavo quelle che celebravano le architetture e i paesaggi. Rappresentavano un invito a vegliare sulla nostra città ed amarla. Quando da corso di Porta Nuova, dove abito, guardo verso via Fatebenefratelli e vedo il palazzo che chiude la visuale di via Annunciata, talvolta penso, e ora lo farò sempre di più “siamo in una foto di Gabriele”. Non solo per l’obiettivo di Basilico, Milano ha un ruolo di primo piano: in questo libro che viaggia ovunque con racconti e incontri, l’autrice che resta però sempre fedele alle sue abitudini, e “la mia raffinata edicola di Largo Treves mi manda ancora la mazzetta dei giornali a casa”. Sì, perché la lettura è sempre stata una ‘droga’ per Grazia Neri, tanto che la madre da piccola l’ha portata dal dottore perché leggeva troppo. Nata a Milano alla Macedonio Melloni da padre e madre milanesi, una nonna milanese e “tre nonni’ ariosi’ per così dire, da Trezzo d’Adda, Cassina Amata di Paderno Dugnano e Pianello Val Tidone”, la piccola Grazia Neri assaggiava l’aperitivo al Gin Rose con la madre, ma preferiva la torta o il gelato al Motta di piazza San Babila. Mentre frequentava il liceo linguistico Manzoni, a Palazzo Dugnani, passava i pomeriggi e le sere al cinema, o a leggere, o “seduta liberamente al Jamaica”.
Nella vita dell’autrice spuntano tanti luoghi della Milano del dopo guerra, tanti personaggi frequentati, milanesi, ma anche non, come il giovane parente di Nabokov a cui le fu chiesto di dare lezioni di italiano. Una vita incredibile, la sua, che prosegue sul lavoro, anche con momenti di suspense: nella sede di via Senato, ad esempio, negli anni 70, i carabinieri o la polizia le chiedono di entrare nello studio per intercettare sabato mattina delle conversazioni di clienti del ristorante Alfio. Ma il ristorante era chiuso: resta un mistero. In via Parini, invece, ricorda un blitz anti-pornografia. Oggi, a libro pubblicato, ad agenzia chiusa, Grazia Neri abita e vive Milano e “Frecce di nostalgia mi perseguitano quando cammino lungo i luoghi del mio passato. Nella mia Milano, amore, lavoro, amicizie, gioie incontri: frecce dolorose all’inizio e poi la riflessione mi riconduce all’intensa gioia di certi momenti e gioia e dolore si mischiano. Posso evocare però solo pochi momenti: entrare in profondità è talvolta troppo sconvolgente. Rimane la nostalgia” .

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...