SINNOS: EDITORI NATI IN CARCERE

SINNOSL’INTERVISTA “La Sinnos è nata in un carcere un luogo rimosso, dimenticato – oggi drammaticamente sovraffollato – dove spesso si arriva per ignoranza. Forse è anche per questo che crediamo tenacemente nei libri e nella lettura”. Si presenta così questa casa editrice romana (ma Sinnos è una parola sarda e vuol dire ‘segni’),  nata tra le mura del carcere romano di Rebibba nel 1990 e che oggi continua a pubblicare libri per parlare ai bambini con fantasia, anche di temi “scomodi”.  Multiculturalità, interculturalità, diritto, emarginazione e valorizzazione delle differenze, che siano di cultura, di lingua, di religione, di gusti sessuali o quant’altro. Emanuela Casavecchi che ci lavora da anni racconta una esperienza di oltre 20 anni di pubblicazioni che mettono le ali e rompono le barriere. 

Quando è nata Sinnos e con quale obiettivo? Chi ci ha creduto dall’inizio? Siamo nati nel 1990, in un luogo inusuale, il carcere romano di Rebibbia quando, al termine di un progetto di formazione svolto in carcere, un corso di impaginazione, il primo nucleo di volontari e detenuti ha pensato di fondare questa “cooperativa sociale” per il reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. Man mano i soci hanno avviato anche l’attività editoriale, specializzandosi su libri rivolti a bambini e ragazzi, sui temi della multiculturalità, dell’interculturalità, del diritto, dell’attenzione ai fenomeni dell’emarginazione e alla comprensione delle “differenze”.
Da un luogo dimenticato, spesso rimosso, è nato qualcosa di speciale che non solo oggi vive autonomamente all’esterno del carcere, ma che ha costruito un progetto editoriale rivolto ai più piccoli, un progetto che dal carcere ha lanciato un ponte verso il futuro.

Come siete partiti: le prime pubblicazioni, autori, idee? La prima collana di Sinnos è stata “I Mappamondi”, ideata da Vinicio Ongini: una novità assoluta nel panorama editoriale italiano, libri bilingui (nelle lingue delle migrazioni) scritti da autori immigrati per ragazzi italiani e per ragazzi stranieri; libri ponte tra storie, lingue, tracce di culture diverse. La collana nasce nel 1990 con l’idea di essere ponte tra culture e, soprattutto, di dare voce agli immigrati che stavano arrivando nel nostro Paese. Negli anni abbiamo cercato di tener fede al progetto editoriale iniziale, cercando comunque di ragionarci in relazione ai cambiamenti della società e anche della scuola.

Quanti siete oggi? Siamo in dieci e prevalentemente donne, alcuni di noi appartengono alla categoria delle “persone svantaggiate” ma il criterio per lavorare in Sinnos è la competenza – editoriale e di mediazione culturale – che ciascuno ha per seguire i settori della cooperativa.

Con che criterio scegliete le storie che pubblicate? Quali tematiche privilegiate? Vogliamo produrre libri “che lasciano il segno” (Sinnos in sardo significa segni!), che aggiungano significato, senso, punti di vista diversi. Amiamo le storie, le fiabe, le leggende e cerchiamo di narrarle scegliendo con cura non solo le parole ma anche le immagini di personaggi ponte come Cenerentola e Giufà, che hanno viaggiato attraverso il mondo lasciando le loro tracce senza “bisogno di passaporto”. Abbiamo trovato autori che sapessero raccontare storie con la vita dentro: avventure, difficoltà, emozioni
mescolate ai valori che riteniamo importanti per crescere : lo abbiamo fatto per bambini con “I narratori” e per i giovani adulti con “Zonafranca”. Ai lettori pigri e con difficoltà di lettura abbiamo dedicato una collana specifica: “leggimi!” e per i piccolissimi gli albi de “I nidi”. C’ anche il diritto con la collana Nomos che insegna ai più piccoli a renderlo parte della loro vita: da Lorenzo e la Costituzione fino all’ultimo nato Nina e i diritti delle donne.

Oltre ai libri, fate anche iniziative di promozione della lettura: quali? Promuoviamo anche progetti per sostenere la lettura, in particolare nelle scuole:. Le Biblioteche di Antonio, per ricordare Antonio Spinelli fondatore (con Della Passarelli ed Elisa Battaglia) della Sinnos: ogni anno regaliamo libri di tutti ad una scuola che non ha accesso ai libri e alla lettura. Abbiamo lanciato la campagna nazionale “I libri? Spediamoli a scuola!”che prevede gemellaggi tra scuole e librerie che stilano una borsa titoli e coinvolgono i cittadini nell’acquistare i titoli presenti nella lista. Chi acquisterà almeno un libro diventa un azionista di biblioteca.

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