SIRIA, IL GRIDO DA ASCOLTARE

arton40180L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Milanese, nelle vene sangue italiano e siriano, cognome siriano, lo stesso del padre che in patria ha subito l’esilio: Shady Hamadi, classe ’88, oggi pubblica la sua Siria, quella vissuta, sentita raccontare, sognata e amata. Il libro si intitola “La felicità araba”, contiene la storia della sua famiglia intrecciata con quella ufficiale, interviste e incontri con numerosi attivisti, ancora vivi e non. Ed è soprattutto un messaggio, pubblicato da Add Editore, per tutti gli italiani: “il dolore vi deve interessare, anche se non è il vostro. Ascoltate il grido disperato del popolo siriano”.
Come e quando hai maturato l’idea di scrivere questo libro?
L’idea l’ho maturata quasi due anni fa, poi ci sono voluti quasi due anni per scriverlo. C’era bisogno, anche ora, di far conoscere la Siria in Italia. Oltre a questo, avevo bisogno di esternare il mio malessere, la mia tragedia famigliare: la tortura di mio padre, l’esilio. La tortura a cui mio padre è stato sottoposto coinvolge anche me. Ho scelto di scrivere “La felicità araba” anche per avere un “alleato” al mio fianco, uno strumento che mi aiutasse ad arrivare a un pubblico più ampio. Il messaggio contenuto è rivolto agli italiani: il dolore vi deve interessare anche se non è il vostro, ascoltate il grido disperato del popolo siriano.

Come hai scelto le interviste della seconda parte? Sono tutti attivisti, rappresentano la società civile siriana, li ho incontrati durante questi due anni. Mi è sembrato doveroso lasciar parlare loro, per far capire che gli “altri”, i siriani, sono persone come noi che aspirano a valori di libertà e democrazia. La difficoltà maggiore che ho trovato è il fattore emotivo mio e loro. A volte ci siamo fermati mentre realizzavamo le interviste perché ci commuovevamo.

Quando presenterai il libro a Milano? Inizierò a maggio a presentarlo, il 22 maggio sarò alla Libreria del Mondo offeso e il 6 giugno al Festival della Letteratura di Milano. Fino ad ora c’è stato un passaparola tra chi l’ha letto. “La felicità araba” può essere anche la nostra, se (ri)scopriamo che sull’altra sponda del mar mediterraneo c’è una società civile giovane che sta cambiando e che vuole essere protagonista della sua vita.

Nel libro parli di “irrigidimento simbolico”: fammi qualche esempio a Milano…Irrigidimento simbolico è l’utilizzo di simboli, crocifissi e veli per crearsi una identità, marcando così la loro provenienza religiosa. E’ frutto di un disagio sociale di alcune seconde generazioni dovuto a politiche sociali sbagliate e a campagne politiche che hanno dipinto i figli degli immigrati e i loro genitori come il problema più grande della nostra società. Solo capendo che il futuro è una società cosmopolita e di tutti allora abbatteremo le politiche della paura e l’irrigidimento simbolico.

Le seconde generazioni: qualcosa sta cambiando in città? Molto sta cambiando. Nelle ultime elezioni regionali ci sono stati alcuni candidati con origini straniere che hanno conseguito anche un ottimo risultato. Milano può essere la fucina per costruire un esempio principe in Italia di città cosmopolita ma è essenziale che le seconde generazioni vengano incluse in progetti per queste politiche sociali. Le seconde generazioni sono i migliori mediatori culturali, ponti, che abbiamo. Sono delle risorse inestimabili perché possono comprendere le esigenze delle comunità d’origine dei loro genitori e quelle della nostra città: valorizziamoli.

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