L’IRREGOLARE CON I PIEDI NELL’ACQUA

 cecco_bellosi_piana_bassa_rgbCecco Bellosi smuove le acque del Lago di Como e restituisce ai lettori un ‘lago salato’, dove le acque non sono affatto chete. Con il suo libro “Con i piedi nell’acqua”, pubblicato da Milieu, Bellosi, un ‘irregolare’ per definizione (e a questa categoria dedica il libro), arrestato nel 1980 per attività sovversive e oggi coordinatore della comunità per persone con dipendenze e minori ‘Il Gabbiano’, mostra un pezzo di nord Italia non convenzionale. Sono i territori di Davide Van De Sfroos – il cantautore che ha ridato voce a vicissitudini ‘lagheé’ e lingue dimenticate – che Cecco Bellosi ripercorre nelle sue storie minime, nei suoi avventurieri, esaltando una terra di frontiera a molti sconosciuta. Argegno, Val D’Intelvi, Colonno, Tremezzina, Dongo, Lezzeno. Sono i luoghi (e i capitoli) di una storia fatta di una miriade di nomi, di (ex) anonimi protagonisti di una vicenda collettiva a cui l’autore trova un posto. Racconti pieni di fascino che indulgono alla nostalgia, ma sferzano il presente. Come nel primo capitolo ‘Argegno’ che è una disamina dell’evoluzione ‘sociale’ della cucina e dei suoi ‘maestri’, ieri cuochi e soprattutto uomini di passione, oggi chef che del gusto (della vita) hanno perso il sapore. E’ lo stridente contrasto tra terre ‘nobili’ (nel senso più letterale del termine e delle frequentazioni dei grandi alberghi e delle ville di quel ramo del lago), ma che in realtà furono anche culla di storie sovversive. Come quella del ‘capopolo’ Andrea Brenta, il ‘Carlo Pisacane della Val d’Intelvi’, storia di un’insurrezione – risorgimentale – preparata 15 anni; c’è la storia del ‘Ment’, contrabbandiere, duca delle montagne tra Italia e Svizzera, “il signore libero e incontrastato, bello e forte, passator cortese, generoso e temuto” per un decennio. Ogni ritratto che Bellosi dipinge colora i grigi del lago, increspa le acque, racconta vita e morte di generazioni di giovani e adulti contrabbandieri che intrapresero la via delle montagne, uomini che scelsero l’illegalità, ma mai la sopraffazione. Un affresco – con dovizia di luoghi geografici – di una comunità che trovò il suo modo di sopravvivere e infine di vivere. Quel che resta al lettore è così una grande storia collettiva e una guida turistica, per forza irregolare, per chi voglia indossare scarpe comode e prendere vecchie strade dimenticate, lontano da strusci e spiaggette da lungolago a pagamento e scoprire così un mondo che, amaramente, non c’è più. 

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