PAOLO COGNETTI INTO THE WILD

CL249x168_8855“Avevo dato molto e adesso dove stava la mia ricompensa? Passavo il tempo tra librerie e negozi di ferramenta, l’osteria davanti a casa e il letto, a contemplare il cielo bianco di Milano dal lucernario. Soprattutto non scrivevo, che per me è come non dormire o non mangiare: era un vuoto che non avevo mai sperimentato”. E non lo stava sperimentando con piacere, Paolo Cognetti, tanto che ha deciso di andare a fare “Il ragazzo selvatico” in montagna, e ha pubblicato l’omonimo libro con Terre di Mezzo senza nascondere l’esplicita volontà di emulare, con misura, il Christopher McCandless di “Into the wild”. Quaderno di montagna, il sottotitolo, descrive bene questo primo libro “maschile” dell’autore, dopo tante figure femminili di cui si dichiara ancora innamorato, in primis Sofia, che potrebbe fargli vincere a giorni il Premio Strega. E’ Paolo, invece, in carne ed ossa, e tra le pagine, che sale sui monti, si installa in un posto isolato e inizia a parlare di sé stesso raccontando quanto ha attorno e nei pochi dialoghi con i due “amici” che nei mesi si crea. Ma è solo, soprattutto, solo, se non si contano gli animali e le piante in compagnia dei quali sembra volersi purificare mente, e anche animo.
“Ero molto più a mio agio sui sentieri che per le strade della mia città – scrive – Per dieci mesi all’anno mi sentivo costretto in abiti buoni, e in un sistema di autorità a cui obbedire; in montagna mi sbarazzavo di tutto e liberavo la mia natura”. Tagliando la legna, cucinando, coltivando un orto selvatico, giocando con i cani e camminando trascorre l’estate in alta quota portando una ventata di aria pure anche al suo lettore imprigionato nel vagone della metropolitana. Poi, però, scende il freddo e si guarda dentro e, come raramente fa, parla esplicitamente e auto-biograficamente: “Ero andato in montagna con l’idea che a un certo punto, resistendo abbastanza a lungo, mi sarei trasformato in qualcun altro, e la trasformazione sarebbe stata irreversibile”. E ammette: “avevo imparato a spaccare la legna, ad accendere un fuoco sotto un temporale, ma non avevo imparato a stare da solo, che è l’unico vero scopo di ogni eremitaggio. In questo mi sentivo come al primo giorno”. Invece è ora di tornare a Milano, “era tempo di tornare giù. Conoscevo già tutti i sogni che avrei fatto d’inverno”. Magari nascerà un nuovo libro, da questi sogni, o altri racconti, e Paolo Cognetti darà vita ad un’altra donna, magari, con l’odore di erbe selvatiche nei capelli, stavolta. Chissà.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...