STORIA DI FAMIGLIA

9788804624776L’INTERVISTA CON L’AUTORE   Il dialetto, le strade, i profili delle case e gli odori, e anche tutta la mentalità e tutti i valori di una famiglia milanese delle più rappresentative della storia della città: c’è tutto questo nelle pagine di “Padri” e lo si respira con grande piacere. Niente odore di polvere, anche se si tratta di oltre un secolo di storia: c’è attualità, un po’ di nostalgia, e soprattutto quotidianità. Il lettore si sente a casa, a casa di Marco Pogliani e dei suoi avi quando sfoglia le pagine del suo romanzo edito da Mondadori, il suo primo romanzo.
Quanto ci hai messo a scrivere questo libro? Come è nata l’idea? Ho iniziato a scrivere questo libro nove anni fa. L’idea era quella di raccontare la figura paterna attraverso i grandi cambiamenti del 900. Il cuore del romanzo è la ricerca di un’essenzialità di vita dalla quale ripartire oggi e che è stato il segreto dei nostri padri. L’ambizione è stata quella di esprimere questa essenzialità anche nel linguaggio, molto semplice e rarefatto. Non è stato facile. Spero di esserci riuscito.
E’ il tuo primo romanzo? Hai scritto altri libri o racconti? Come comunicatore, vivo di scrittura. Ma sempre per gli altri. Sono come un muratore che ha costruito sempre case per gli altri. Questa è la mia prima villetta. Altre ne seguiranno. Sono già in cantiere.
Che messaggio ha voluto trasmettere raccontando la storia della tua famiglia?  Mi pare che al giorno d’oggi abbiamo perso la bussola di quel che conta e di quel che è superfluo nella nostra vita. Credo che se guardassimo più spesso nello zaino che ci hanno lasciato le generazioni che ci hanno preceduto, potremmo trovare molto di utile da insegnare ai nostri figli.
Che rapporto hai con la città di Milano? Milano è una città semplice, accogliente e meravigliosa. Semplice perché meritocratica: riconosce i meriti dei suoi figli, anche illustri. Accogliente perché aperta: non respinge nessuno, a patto che sia disposto a rispettare gli altri. Meravigliosa perché libera: a Milano è possibile tutto, basta avere il coraggio e la costanza di farlo.
Ripercorrendo un secolo di storia cosa ti è parso essere cambiato? Queste caratteristiche si sono un po’ appannate sul finire del millennio. È come se la mia generazione abbia deciso di avere più diritti che doveri. Ci siamo ritirati in una sorta di nostro territorio, dimostrando poco coraggio e poca generosità e molta presupponenza. La città ne ha sofferto e ne soffre. Dobbiamo tornare alle radici della nostra convivenza.
Cosa invece è rimasto intatto? È rimasto intatta la possibilità del fare che infatti, soprattutto nelle giovani generazioni, riemerge nelle mille iniziative, piccole a piacere, che punteggiano la città. Dobbiamo favorire questa intraprendenza, anche nelle sue ingenuità. È qui che si costruisce il nostro futuro.
Secondo te Milano è una città che offre occasioni agli intraprendenti? Non solo, ma punisce chi non lo è. E questo a tutti livelli, personali, lavorativi e politici.
Se dovessi scrivere in futuro un altro libro ambientato a Milano? Mi piacerebbe esplorare le relazioni tra giovani e anziani, un mondo da scoprire.

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