MALE DA RACCONTARE

41T0lvQ5IjLIl “si deve” sta già nel titolo, e ogni riga, ogni storia di Simonetta Agnello Hornby e ogni numero e teoria di Marina Calloni lo ribadiscono: il libro è “Il male che si deve raccontare per cancellare la violenza domestica” ed è pubblicato da Feltrinelli in occasione e per finanziare la creazione della sezione italiana di EDV (Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence). E’ la fondazione creata da Patricia Scotland , ex Guardasigilli del governo laburista ed ora membro della Camera dei Lord, e che in Inghilterra con un approccio a 360° sta avendo ottimi risultati nell’arginare il fenomeno.
EDV ha trovato spazio nell’università Bicocca, dove insegna Marina Calloni, e Simonetta Agnello Hornby non potrebbe essere che la persona migliore sia per presiedere questa sezione italiana, sia per fare da ponte tra Londra e l’Italia visto che vive e esercita la professione di avvocato proprio nella capitale oltremanica.
Più che un libro scritto a 4 mani, “Il male che si deve raccontare per cancellare la violenza domestica” è un doppio libro dove la prima parte è un diamante a mille facce di racconti che brillano, ma di lacrime. Molte non piante ma che il lettore vede comunque. Sono quelle delle vittime di violenza aiutate dalla Hornby nel suo studio londinese negli anni, a queste si aggiungono esperienze extra-studio regalo dell’autrice che apre le porte della sua vita privata. E’ da avvocato più che da scrittrice, che le ha raccontate, ed è proprio per questo che il libro merita una lettura anche se i così detti “femminicidi” per leggerli, basta comprare un quotidiano. L’occhio della donna-avvocato-scrittrice con un piede nello Stivale e uno Oltremanica regala ai lettori una chiave unica e originale con cui leggere i fenomeno della violenza domestica. Da professoressa di Filosofia politica e sociale, membro del comitato interministeriale dei Diritti Umani e membro del movimento “Se non ora quando?”, Marina Calloni ha la penna e il curriculum giusto per tirare le somme e tracciare un quadro della violenza subita dalle donne più italiano, più scientifico, più universitario. Ecco così ottenuto, “un atto di denuncia ma anche uno strumento a disposizione di associazioni che anche in Italia lottano da tempo contro questa violenza, offrendo aiuto, mezzi e protezione alle vittime”.

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