LA VERSIONE DI BARBIE

la versione di Barbie_gFresca e incisiva, esuberante, ironica e naturale, “donna”, in modo originale come ognuna dovrebbe poter essere Alessandra Faiella toglie il fiato al pubblico del Teatro della Cooperativa che esce letteralmente con il mal di pancia dal ridere dopo aver sentito “La versione di Barbie”. In cartellone fino al 13 ottobre lo spettacolo nasce dall’omonimo libro pubblicato dall’attrice con Mondadori, storpiando nel titolo “La versione di Barney”. Qual è la “sua” Versione di Barbie”? E’ quella di una piccola Alessandra che non voleva giocare con questa bambolina ma agli indiani, i bimbi-indiani, però, al massimo le facevano fare “la moglie che sta a casa”. Poi voleva vestirsi da capo indiano e non da damina, ma la madre al massimo le avrebbe concesso un vestito da donna sioux, senza sapere che sioux, così svela l’attrice, significa “puttanella”. E così via l’attrice percorre tutte le età di una donna dall’adolescenza alla menopausa schivando ogni banale stereotipo che trova sul percorso e concedendosi invece piccoli monologhi letterari ed etimologici. “Lei, quella lì sotto” non la si può mica chiamare, e se proprio la si vuole indicare ecco che spuntano “la vergogna”, “boschetto”, “valle oscura” che un po’ ricorda Dante, e “cotoletta”, termine brevettato dalla zia. Idem per “menarca”, che se ce lo avessero gli uomini, andrebbero in giro a vantarsene: “ o ma sai che io c’ho un flusso che ti stendo”. La platea ride, non smette, soprattutto gli uomini che si rivedono in una scena dell’Ikea alle prese con scarpiere dalle ante che cigolano o in non- conversazioni a tavola, mugugnate.
Faiella riempie tutto il palco, da sola, vestita di quotidiano, naturale, senza musica e senza coreografia, riempie gli occhi di immagini che uscendo dal teatro tutti giurerebbero di aver visto messe in scena. E’ la sua bravura: con voce e gesti crea. All’improvviso, quando è quasi ora si andare, sta scadendo il parcheggio degli spettatori e la gola dell’attrice si fa un po’ secca, dal palco, a sorpresa, arriva la stoccata finale. Inaspettata. Una sfilata di donne non-Barbie: la vecchietta che fa i ravioli a mano, la nonna che insegna il francese al nipote, e via via tante donne normali e speciali, ben lontane dall’essere l’ennesima versione di Barbie e molto vicine a se stesse. “Come Margherita Hack, che ci ha insegnato a guardare il cielo”. Applauso finale, un moto di commozione, e tutte le risate assumono un secondo significato oltre a quello estemporaneo dello svago di una serata.
“Ecco – scrive infatti Alessandra Faiella nel suo libro – è arrivato il momento di capire che ci dobbiamo salvare da sole” .

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