UN’INFANZIA MILANESE

Dove-non-si-toccaDalla prima infanzia alla prima mestruazione, in 100 pagine o poco più, la storia di una piccola milanese vista con i suoi stessi occhi. La vita, così, è una giravolta tra la spesa al Despar dietro casa “dove abbiamo il nostro conto, siamo persone importanti”. E’ un gattino in regalo, una sorella maggiore che disegna coi pennarelli fluorescenti e non li presta mai, una nonna che viene dalla “Isvizzera” e ha la passione per la musica. A trasformare con delicatezza la propria infanzia in un libro, pubblicato dalle edizioni Et Al, è stata Gaia Formenti, 28enne, ex allieva della Scuola di Cinema e molto altro, tutto racchiuso nel suo primo romanzo.
Copertina bianca, titolo evocativo – “Dove non si tocca” – una quarta di copertina che parla di “un diario tenero e struggente di una bambina di Milano”. All’interno pensieri lievi e semplici che si evolvono al crescere della protagonista mantenendo però una purezza di stile e contenuto che fanno
pensare ad una giovane milanese molto particolare. Gli stereotipi sulla città e sui suoi abitanti non compaiono nelle pagine di Gaia, se non sotto forma di Suv. I Suv delle mamme degli altri, però: “Ogni tanto cerca di intavolare una conversazione con la mamma di Marghe, ma non sembra attecchire molto. E’ in un mondo parallelo e più che un fuoristrada sembra guidare una astronave”. E ancora, un’altra mamma di un altro amico, una mamma “bella e bionda e giovane, con una macchina enorme, mi inviterebbe a fare i week-end con loro e mi direbbe che sono carina”.
Suv “neri e luccicanti” a parte, Milano bussa con la sua pioggia ai vetri della cucina mentre Ambra non presta i pennarelli a Gaia, Milano risuona nel “muchela” della Nonna di Milano, tanto diversa dalla Nonna di Napoli. Milano è la grande assente, non c’è, nel romanzo, se non in un paio di descrizioni del polveroso e vecchio edificio del conservatorio Giuseppe Verdi o del cortile della scuola elementare Nolli Arquati. Eppure, è una inconfondibile infanzia milanese quella raccontata dalla giovane autrice che, indossato il primo assorbente e imparata la prima lezione d’amore, con la sincerità con cui ci ha parlato per tutto il libro, confessa: “ Mi sento sola, di una solitudine che non ho mai provato fino ad ora. Diminuita di qualcosa”.

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