MARCINELLE, 5 SGUARDI AL FEMMINILE

afficheretravaillee2_001Sono milanesi i 10 occhi e le 10 mani della mostra “Marcinelle 5 sguardi al femminile” dedicata al disastro avvenuto l’8 agosto 1956 in una miniera di carbone del Belgio ora esposta proprio lì, nel Bois du Cazier, fino al 3 novembre. Dal mese di marzo del 2014, poi, l’opera composta da 5 graphic novel di ex allieve di illustrazione della scuola civica Arte & Messaggio, le “proprietarie” degli sguardi del titolo, arriverà fino a Bruxelles, per raccontare alla città del parlamento europeo la tragedia simbolo dell’emigrazione italiana nel mondo.
Il “monito per non dimenticare chi siamo e da dove veniamo” – e “come veniamo” – arriva “a strisce”, quindi, con storie quotidiane di discriminazione, sudore e fatica. Come quella del figlio di un minatore cacciato da una panetteria belga perché era “vietato l’ingresso a italiani e cani” dove Federica Gagliardo ricorda che venivamo chiamati “maccaronì” e “sporco italiano”.
Linee semplici, volti deformati dal dolore, colori fumosi scelti apposta per rievocare quei 262 morti nella miniera, di cui 136 italiani, che hanno reso Marcinelle il simbolo delle sofferenze legate all’emigrazione. Il progetto, ideato e coordinato da Giovanna Frisoli, vede quindi una Civica Scuola Arte e Messaggio impegnata in una rievocazione delicata, elegante e allo stesso tempo forte. Rispolverare storie dimenticate, seppur dolorose, con l’aiuto della grafica e della “forma a fumetto” diventa una operazione soprattutto simbolica, di recupero di valori, e positiva, per sapere da dove ricominciare.
“Un popolo che è stato un popolo di emigranti non può non capire le condizioni di chi oggi viene nel nostro Paese con la speranza di migliorare la propria condizione di vita”, è stata l’osservazione di Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro di Milano, davanti alle tavole delle 5 disegnatrici. I loro nomi sono Alessandra Manfredi, Silvia Cancelmo, Giulia Cremascoli, Valeria Frustaci e quello della stessa Gagliardo. Alcune, accompagnando la mostra in Belgio, hanno avuto l’occasione di incontrare i nipoti degli uomini che erano stati costretti a migrare: “hanno mostrato una grande attenzione verso la nostra iniziativa, ma soprattutto una grande felicità, perché qualcuno si ricordava di loro in Italia”. E le illustratrici della scuola civica con i loro 5 stili, hanno superato frontiere e aspettative, tavola dopo tavola, facendo fare a Milano un figurone.

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