VITE ILLUSTRI DI MILANESI NORMALI

vite-milanesi-al-Teatro-della-MemoriaVite illustri di milanesi poco conosciuti, quelli della ‘trincea del lavoro’, oggi avamposto bombardato e ieri culla e fiore all’occhiello di una città inscindibilmente legata al ‘fare’. Sono le ‘Vite milanesi’ di Franco Manzoni, insegnante, giornalista, intellettuale che in questo libro pubblicato dalle edizioni Meravigli raccoglie gli ‘Addii’ pubblicati sul Corriere della Sera, una rubrica che negli anni ha reso omaggio a uomini e donne che hanno dato lustro a Milano. Ci sono ex partigiani diventati imprenditori, insegnanti, ingegneri, medici-poeti e architetti. Una ‘Spoon river’ meneghina, come dice il sottotitolo che è una sorta di elegia della Milano operosa del passato e al contempo uno sprone per il futuro perché la città non dimentichi i suoi (ancora) tanti talenti. Ci sono quelle che oggi chiameremmo ‘storie di successo’, come quella di Margherita Verdelli che da ‘piscininna’, le giovani che aiutavano le sarte, divenne lesi stessa sarta al Piccolo Teatro di Giorgio Strehler; c’è l’imprenditore Mario Bertoletti per il quale “una stretta di mano valeva più di mille contratti”; ci sono le “atmosfere senza tempo” del ristorante il Rigolo di Silvano Simoncini, a Brera; il generoso impegno sociale di Lidia De Grada, moglie di Ernesto Treccani; e poi i medici: Riccardo Conca, ‘il pioniere della artroscopie’ che “tirava fuori il meglio di sé per donarlo agli altri”, Francesco Pampuri, dottore di una umanità stroardinaria che conosceva Dante a memoria. Decine di storie tratteggiate in poche righe con stile asciutto e sincero, vite che affondano le radici nella guerra e nelle asprezze dei primi decenni del Novecento, ma da cui si innalzano negli anni del dopoguerra, ciascuno con il proprio lavoro, le proprie inclinazioni politiche, culturali, artistiche. Vite che sommate spiegano quello che è stata Milano e spingono a guardare all’orizzonte con la speranza che il seme piantato dia ancora buoni frutti.

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