ROSY CONTRO LA ‘NDRANGHETA

foto 1La nonna, la casa della nonna e le madonne della nonna, prima fra tutte la Madonna Marrone, Maria della Montagna, poi “patrona dei ritrovi di ‘ndrangheta”. Dopo i giorni di una infanzia a Fiumara, piena come i cesti di frutti e fiori regalati da nonna ogni domenica, il calendario di Rosy Canale si trasforma in “un conto alla rovescia verso una tragedia annunciata”, che prende forma con la comparsa di pallina di cocaina nel suo locale, Malaluna, minimal chic, “bello come la stanza delle semenze della nonna”. Malaluna è, era, la dimostrazione che “anche chi vive a Reggio può sognare”, ed è anche il titolo della testimonianza che Rosy stessa sta portando in tour, con musiche di Franco Battiato, proiezioni grafiche di Peppo Bianchessi e Massimiliano Pace e regia di Guglielmo Ferro.
foto 2La vera storia, quella che adombra il cielo proiettato alle sue spalle sul palco del teatro Parenti, inizia dal suo “no” di madre e di donna detto alla ‘ndrangheta, un “no” che porta all’Attack sulla toppa delle chiavi del suo locale, alla macchina parcheggiata e spostata per dire a Rosy che “noi entriamo nelle tue cose e le spostiamo come ci pare, le tue cose sono nostre cose”. “Basta” dice lei, ma “basta” urlano loro, con una aggressione notturna silenziosa che la tiene in un limbo di dolore per 3 anni. Per uscirne, Rosy sceglie di andare all’inferno, nell’inferno di San Luca, dopo la strage di Duisburg del ferragosto del 2007. Lì trova le madri, le sorelle, le mogli e le figlie di tante famiglie toccate da lutti di ‘Ndrangheta: sono le Donne di San Luca, le riunisce in una associazione di cui è presidente e solo a loro riesce a parlare “di quella notte”. Con loro si riparte, dai ragazzi, con una rivoluzione pacifica e quotidiana fatta di legalità e condanna della violenza.
In un’ora, secca, un’ora di voce concitata e pesanti silenzi, Rosy racconta tutto ciò, bella e sola, sul palco, tra due sedie bianche un paio di scarpe rosse tacco 13 messe e tolte più volte, una parete alle spalle che riceve proiezioni di luci, immagini, ombre. Al termine, non regge da sola gli applausi della platea, tutta in piedi per lei, e chiama con sé la squadra di donne che l’ha voluta, l’ha aiutata, e ha amato la sua storia.
foto 4Rosy è una donna che ha scelto e ha vinto -“La violenza ha cambiato la mia vita in maniera drastica. Il mio nome poteva essere nella lista delle vittime della ‘ndrangheta, ma io non sono morta.”. Ha vinto anche solo perché oggi sta girando l’Italia per raccontare una delle “Storie di ordinaria resistenza nella terra di nessuno”. Ha vinto, ma la ludoteca che aveva creato assieme all’associazione delle Donne di San Luca è chiusa da tre anni. Ha dovuto chiudere, perché nessuno ci ha pensato, nessuno ci ha badato. Che paese è quello che si dimentica dei ragazzi? Sono ragazzi calabresi, che avevano smesso di giocare con le palline di cocaina preferendo colorare un album, o far rimbalzare su un tavolo, non di un locale, palline da ping pong, e non di droga.

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