CORRERE PER SOPRAVVIVERE

downloadDa chi ama, conosce, vive e ha protetto Milano con tutto sé stesso, un libro che risuona come un grido, d’amore nella realtà dell’autore, di paura o, forse, di presa in giro, nella storia da lui narrata. “Corri Nadir!”, pubblicato da Edizioni LittleItaly, è un breve e intenso viaggio nella Milano più oscura, una vera e propria immersione in una parte di città che pochi conoscono, accompagnata da immagini fotografiche suggestive scattate da Riccardo Barra. I nomi delle strade sono gli stessi, e tra i più noti – la Darsena, via Fatebenefratelli, corso Lodi, via Bligny, piazzale Corvetto – tutti li conoscono, ma non così come li racconta nel suo romanzo d’esordio Michele Maggi, ex-ispettore capo della Polizia di Stato, oggi consulente scientifico sulla violenza domestica per la compagnia teatrale di “Quelli del Grock” oltre che dirigente aziendale.
Nella storia di Nadir, spacciatore tunisino – “Corri Nadir” è un suggerimento, perché solo così uno come lui sopravvive a Milano – Maggi mette tutta l’esperienza accumulata nelle sezioni “antidroga” e “reati sessuali” della Squadra Mobile al servizio della trama che trasuda scene di un realismo tanto da pensare si tratti di cronaca nera vera.
Dai passaggi “tecnici” alle brevi ma incisive parentesi emotive, senza mai togliersi la divisa e il distintivo, il romanzo racconta una città un po’ indifferente, a partire da un tassista che vede e se ne frega, ossessionata dal divertimento e dall’apparenza in nottate trascorse con giovani seminude a strusciarsi tra tossici e spacciatori.
Alter ego lineare di Maggi, a condurre le indagini c’è l’ispettore Mario Anselmi, diviso tra l’amore per la sua “squadra” e il disprezzo rabbioso per una “fauna” di delinquenti e persone corrose da pregiudizi e privilegi. Lui e i suoi agenti girano Milano e la “mappano”: ad ogni caso, risolto o irrisolto, i luoghi chiave diventano elementi di una geografia criminale accessibile solo a chi ha passato una notte nella tal pizzeria a discutere di uno stupro, o un pomeriggio sotto la pioggia a sorvegliare un gabbiotto arrugginito, o qualche minuto a raccogliere il cadavere di un drogato a fine corsa. Se ogni via può da un giorno con l’altro, grazie a un delitto, diventare parte della mappa, ci sono luoghi che ne fanno parte di diritto come piazza duca D’Aosta e via Vittor Pisani, “dove è possibile leggere la mappa della Milano multietnica”, ad esempio, o le colonne di San Lorenzo. “Quel luogo, molto pittoresco, un tempo, ora era una specie di latrina a cielo aperto, vanamente protetto da una gabbia di ferro battuto, il cui unico risultato era quello di far trovare ai tossici un precario rifugio per riparare dal vento la fiamma sotto il cucchiaino. Per il resto era un pisciatoio – scrive Maggi – C’era di buono che se ci legavi il motorino, nessuno gli si avvicinava”.
Oltre a svelare una Milano vista con i suoi occhi, da una posizione non da tutti, Maggi approfitta del romanzo anche per tracciare una figura di ispettore alternativa con un Anselmi “cresciuto in centro, tra piazza Borromeo, via del Bollo e via Sant’Orsola. In una piazzetta appartata, proprio lì, per 40 anni c’era stato il negozio di ferramenta di suo padre, che era mancato da poco”. Con un Anselmi che “talvolta si chiedeva se mai un maschio avrebbe potuto avere la minima percezione di quello che una violenza sessuale evoca nell’animo di una donna”, perchè “benché non fosse particolarmente attrezzato per guardarsi dentro, ogni tanto sentiva un che di malinconico e leggermente dolente farsi strada dietro lo sterno”. D’altronde “l’uniforme rassicura e protegge sia chi vi si rivolge sia chi la indossa. I primi dai pericoli che provengono da fuori, i secondi dai pericoli che vengono da dentro”.

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