IL MILANESE, LINGUA FRANCESE

0-Asso COPERTINA“Dirambola”è un campionario di persone e personaggi che hanno generato una delle regioni più importanti d’Europa” e per indovinare quale basta farne l’anagramma. Oppure guardare l’autore e notare che si tratta dell’artista “in bicicletta”, milanese doc e fiero, Roberto Sironi. “Guai”, infatti, a dirgli che il dialetto milanese deriva dall’italiano: le origini, secondo questo musicista-scrittore, sono rigorosamente da cercare nelle lingue gallo-romane, quindi in Francia. Consapevole di questo forte nesso, ignorato da troppi, eccolo sviluppare “Dirambola” che fa la spola tra la nostra regione e i nostri vicini oltralpe. Paese che ha artisticamente scoperto Sironi, ospitandolo in teatri, centri culturali e festival, la Francia è quindi la co-protagonista del progetto, assieme a Milano. Tra parole, suoni e immagini, le due realtà si fondono e si sovrappongono mettendo in luce le tante somiglianze presenti e che Sironi non smette di rivendicare. Si tratta di una entità multiforme e in fieri, e sarà perennemente in fieri perché è una continua ricerca ma soprattutto un forte ed esplicito atto d’amore verso la terra in cui è nato e la terra che lo ha accolto.
Spaziando tra musica, poesia e arte, “Dirambola” è un concerto, “Belote et rebelote”, e un cd, “Paradis”, ma anche una mostra di pittura dedicata alla lingua e alla cultura lombardo/milanese, omonima e itinerante. C’è anche una pagina facebook, “La canzone d’autore in lingua milanese”, e un sito “Un artista in bicicletta”  dove sono raccolti informazioni, video, interviste, curiosità sul progetto. “Dopo avere scritto e cantato canzoni in italiano, ho cominciato a scrivere e a cantare anche in lingua francese ed è stato proprio in quel momento che ho scoperto che tra il francese ed il milanese ci sono delle assonanze, degli accenti e delle similitudini che certificano un’origine linguistica comune alle due lingue” spiega l’artista. E aggiunge, quasi tuonante: “dimenticare le proprie origini è come cancellare la propria storia e la memoria a cui apparteniamo”.

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