I FANTASMI DELL’ARENA

I-fantasmi-dellArenaL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Irregolare per ‘costituzione’ l’editore Milieu pubblica un giallo – tutta ‘finzione’ dopo le biografie dei banditi senza tempo con cui ha inaugurato la propria attività editoriale – che incrocia presente, passato, politica, sport, vecchi aneddoti, targhe partigiane imbrattate e personaggi irascibili. Sullo sfondo un omicidio di una ragazza e soprattutto un luogo, l’Arena civica. “I fantasmi dell’Arena” di Matteo Lunardini ha il pregio di accendere – letteralmente – i riflettori su un luogo della città (e di farne il simbolo della città stessa) poco frequentato dalla letteratura (e dal cinema) di oggi e forse poco conosciuto nei suoi ‘segreti’ anche dai milanesi. Qui il detective Zappa, con baffoni alla Frank (Zappa) e spirito d’avanguardia dovrà cimentarsi per risolvere un caso di cronaca nera. Le indagini avanzano mentre la città scorre indietro nel tempo, rievocando sotto forma di sogni e di esami di autocoscienza episodi tragici e dimenticati (uno su tutti, la partita Milan-Juventus del 2 luglio 1944 al termine della quale gli spettatori dell’Arena furono vittime di un pesante rastrellamento delle truppe tedesche – ma ce ne sono molti di episodi legati all’Arena che percorrono il libro).

Il tuo romanzo ha tanti piani di lettura e soprattutto spazia tra epoche diverse, ma al centro c’e’ sempre l’Arena. Come nasce la scelta? L’Arena Civica è un anfiteatro neoclassico con duecento anni di età. L’ha voluta Napoleone Bonaparte, ed è, come diceva Gianni Brera, il più antico degli stadi moderni e il più moderno degli stadi antichi. A causa della sua modernità, che la vede ancora protagonista di manifestazioni sportive, spettacoli e concerti, l’Arena viene molto frequentata, e non c’è milanese che non ci sia andato almeno una volta, magari solo per un campionato studentesco o una Stramilano. Ciò che in pochi conoscono, invece, sono le sue incredibili “storie”, nonché i suoi meandri che in ogni angolo nascondono una sorpresa. E un mistero. Come direbbe il detective Zappa, basta alzare gli occhi e azionare l’immaginazione per vedersi passare davanti fatti tragici e momenti epici. Ebbene, dopo aver letto il giallo penso che questa operazione sia per tutti molto più facile.

Hai qualche ricordo personale legato all’Arena? Io per alcuni anni sono stato il responsabile dell’ufficio manifestazioni giovanili del Comune di Milano. Poi sono stato addetto stampa della federazione di atletica leggera, il cui comitato provinciale ha la sede proprio nella Facciata delle Carceri. All’Arena Civica conosco praticamente tutti… Certo, adesso il Comune non vi organizza più naumachie o spettacoli con Buffulo Bill, ma qualche anno fa vi faceva I Teatri dello Sport, che era un bel modo per coniugare lo sport con la Storia. Perché, non dimentichiamolo, l’Arena è anche un tempio dello sport: lì la nazionale di calcio ha giocato la sua prima partita davanti a una manciata di spettatori. E Fiasconaro, Consolini, Beccali vi hanno fatto record mondiali che sono passati alla leggenda.

Sembri più a tuo agio nella Milano del passato che nel presente, ovvero: nel libro i “punti di riferimento” si trovano più nel secolo scorso che in questo.  Il detective Zappa è un vecchio investigatore e per indagare parte dallo studio del passato. È convinto che per risolvere un caso, in questo caso l’omicidio di una povera ragazza nella segreteria dell’Arena, non si debba solo analizzare l’ambiente e pedinare le persone, ma anche studiare tutte le circostanze che hanno portato a commettere il reato: e le circostanze si trovano sia nella Storia, quella con la esse maiuscola, sia nelle piccole storie degli uomini di tutti i giorni… Attenzione, però, ne “I Fantasmi dell’Arena” c’è molta Milano di oggi: assessori raccomandati e bellocci, piccoli arrampicatori sociali, ragazzi precari, pensionati, immigrati cinesi, eccetera. E tutto serve per capire chi è l’assassino.

Chiudiamo con la musica e Frank Zappa, a te molto caro e molto presente nel romanzo…La trasmissione Krimilania, che il detective Zappa tiene in una piccola radio milanese, e con la quale risolve i casi e racconta la storia di Milano, ha come sigla Peaches en Regalia, un brano di Hot Rats. Tuttavia all’Arena si sono svolti anche concerti immortali, come quello di Toscanini e di Joan Baez. O come il concerto per la morte di Demetrio Stratos. Insomma, nel libro ci sono musica, storia e il racconto del mutamento di una città. E tutto viene studiato e analizzato con attenzione. Ecco perché anche il lettore, se legge attentamente, potrà capire chi è l’assassino prima del detective Zappa. E per farlo dovrà canticchiare una canzone… ma ovviamente non vi dico quale.

LIBRI AMICI  Milano corri e muori , La dimora del Santo , i volumi pubblicati da Milieu

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