BIONDILLO, UN ALBERO E L’AMICIZIA

Asdrubale_Biondillo“Tremendi, i bambini, si ricordano tutto, trame, personaggi, dialoghi: non si può cambiare versione, la storia è la storia”: i giovani “ascoltatori di fiabe”, è noto, non concedono al narratore spazi di manovra o vuoti di memoria e lo sa bene lo scrittore architetto e papà milanese Gianni Biondillo che ha messo una sua favola nero su bianco così da non dimenticarla o, cosa ancora più importante, da non cambiare il finale. E così è nato “Il mio amico Asdrubale” (Guanda), una storia di amicizia – “in particolare tra femmine e maschi, tema molto sentito” – ma anche di amore per l’ambiente, per un albero: Asdrubale, appunto.
Illustrato in un delicato bianco e nero da Valeria Petrone, il libro racconta del rapporto tra Marco, bambino modello, tutto casa, compiti e stragi di zombi alla play station, e Mirka,  bambina singolare, che non va in macchina e parla con gli alberi. Tra una chiacchierata con l’albero e una arrampicata sui suoi rami il ben assortito sodalizio tra i due si rafforza, stagione dopo stagione, con la continua minaccia dell’inquinamento che grava sulla salute di tutti, albero e bambini. Padre di due ragazzine oggi di 9 e 13 anni, Biondillo pur essendo noto per libri più gialli che “green”, più da adulto che da bambino, ha dimestichezza con la fantasia infantile: “ho sempre raccontato un mucchio di storie alle mie figlie, soprattutto per ingannare le attese dei mezzi pubblici, dei treni, o delle code. Poi me le dimenticavo, loro me le richiedevano trovandomi impreparato. Con la storia di Asdrubale, inventata lì per lì, un giorno come tanti, mi sono detto: questa me la scrivo”. Così la storia per ingannare l’attesa è diventata libro e la possono leggere non solo le fortunata figlie dello scrittore ma tutti i bambini milanesi e non: Biondillo gira il Paese con Marco, Mirka e Asdrubale, in scuole e biblioteche, raccogliendo entusiasmi e toccando con mano un forte interesse sia per l’amicizia tra maschio e femmina sia per il tema ambientale, “ su cui sono molto ricettivi i bambini, anche grazie a iniziative come pedibus o gli orti nelle scuole”. Anche le mamme, dando una sfogliata a “Il mio amico Asdrubale”, soprattutto le milanesi, si riconoscono, ma in negativo: colte in flagrante si sono viste descritte mentre accompagnano i figli a tutti i costi a scuola in auto, ad esempio, e si sono morse il labbro, voltando pagina, magari.
Divertente, quindi, vedere le reazioni che Asdrubale e i due protagonisti suscitano, ma “mi sono divertito come un matto anche a scriverlo – spiega Biondillo – e se mi ricapita lo rifarò volentieri. Al contrario di quanto si pensi, scrivere fiabe non è affatto semplice: bisogna essere semplici ma non superficiali, molto precisi, sfrondare il proprio linguaggio ma non banalizzare i contenuti. E’ stato molto interessante anche tecnicamente, per me”. E poi c’è il piacere di incontrare i lettori, con le loro domande dirette – “Perchè lo hai chiamato con un nome così strano, l’albero?” – e il loro non abbassare mai la guardia. L’esordio, poi, non si scorda mai: “ho letto alcune pagine del libro nella scuola di mia figlia, ma in filodiffusione, così che la mia voce arrivasse in tutte le classi. Io non vedevo loro, loro non vedevano me, io raccontavo. Emozionante, poi, incontrarci dopo, vedere la curiosità sui loro visi, e vedere mia figlia, orgogliosa del suo ‘papà scrittore’”.

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