IL GIORNO DEL GIUDIZIO

giudizioL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Dopo “Corri , Nadir!”, ex ispettore capo della Polizia di Stato, Michele Maggi mette da parte la cronaca vissuta di persona per tornare all’Italia appena unita per una storia di minori venduti, ceduti, maltrattati e vittime di abusi. Una vera tratta di dimensioni internazionali. Ma sarà veramente tornato indietro con il tempo con il suo secondo romanzo “Il giorno del giudizio” (Koi Press)? Sarà lui stesso a svelarlo, assieme ai responsabili della sparizione di una giovane, ma l’idea l’ha presa comunque dalle sue carte d’ufficio, perché come lui stesso ricorda, “nihil sub sole novum”.
Hai detto che il mercato editoriale dopo l’esperienza di “Corri, Nadir!”  ti ha sconcertato: in che senso? Con “Corri, Nadir!” la ricerca di un editore che pubblicasse è stata frustrante. Scoprire che alle case editrici arrivano, ogni mese, centinaia di “proposte editoriali” mi ha dato un senso di smarrimento e mi ha fatto dubitare che potessero essere veramente letti tutti. Anche una volta pubblicato il romanzo, le sorprese non erano finite. Si apriva davanti a me il mondo, altrettanto desolante, della distribuzione e delle librerie. Se cercate “Corri, Nadir!” in libreria lo vedrete esposto tra “La coltivazione del riso camolino tra Abbiategrasso e Vigevano” e “Quattro passi sui Navigli in secca”.

Perché hai scelto l’e-book per “Il giorno del giudizio”? Lo dico con una battuta non mia, ma del mio attuale editore: “Michele, devi scegliere se continuare a inseguire il sogno di arricchirti con ‘la rivelazione editoriale dell’anno’: – un milione di copie a 22 euro l’una – e la possibilità di farti conoscere ed eventualmente apprezzare dal maggior numero di persone possibile, gratuitamente o a 0,99 euro”. Ho scelto la seconda e “Corri, Nadir!” è stato scaricato in 1800 copie circa tra fine luglio e fine settembre; tra il 2011 e il 2013, il venduto del volume è stato di 700 copie si e no.

Che differenza c’è stata nei processi di scrittura dei due libri? “Corri, Nadir!” l’ho scritto di getto in tre mesi e in capo a un anno era pubblicato. Per “Il giorno del giudizio” c’è stato invece un entusiasmante e faticoso lavoro di ricerca storica, linguistica, di messa in scena dei paradigmi culturali entro cui si muovevano i personaggi. A un certo punto, poi, la storia ha cominciato a vivere di vita propria: ogni documento storico evocava uno sviluppo della trama autonomo e inaspettato. Avevo la sensazione di tirare fuori da un blocco di marmo una scultura le cui fattezze erano già definite e avevano solo bisogno di essere portate alla luce.

Perché hai scelto di ambientarlo proprio in quella precisa epoca storica? Perché “nihil sub sole novum”. Perché la tratta di bambini-l’ipocrisia e la spregiudicatezza negli affari, la doppia morale, il servilismo, sono assolutamente immutati, ora come allora. Quell’epoca, forse più di altre, mi è sembrata paradigmatica dei nostri tempi: un’epoca che proclamava Milano “capitale morale” e vedeva in quegli stessi anni il sindaco inquisito per l’appalto dei lavori della Galleria Vittorio Emanuele.

Anche nel nuovo romanzo, quindi, si parla del presente? L’idea iniziale era di scrivere un’altra indagine dell’ispettore Anselmi sulla riduzione in schiavitù dei bimbi rom, condotti in Italia a rubare dai trafficanti, per mantenere le famiglie in Romania. Da lì ho scoperto che in Italia, sino a fine ‘800, gli italiani facevano esattamente la stessa cosa e quei bambini, spesso sotto le mentite spoglie dell’apprendista figurinaio, dell’organettaro o dell’ammaestratore di scimmie, in realtà avevano l’unico obiettivo di arricchire il “padrone”. Ce ne siamo però dimenticati oggi, e siamo pronti ad a incendiare i campi nomadi.

Come ti sei documentato per l’ambientazione e il contesto storico? Soprattutto sul web ma il documento fondamentale da cui tutto è partito è uno studio molto accurato sulla tratta dei minori del liceo “Chiabrera” di Savona dal titolo “Fuimus quod estis”. Poi gli studi di Michele Strazza e Massimo Angelini sullo stesso argomento. Sui moti del 1898 a Milano e la repressione di Bava Beccaris, sono debitore agli scritti di Napoleone Colajanni, di Paolo Valera e di Filippo Turati, per gli aspetti giudiziari, ho lungamente frequentato l’Archivio di Stato di Milano e la Biblioteca Sormani.

Dove gireresti il booktrailer de “Il giorno del Giudizio”? Dovrebbe trattarsi di un trailer girato “in doppio”: alcuni quartieri di Parigi a fine 800, sgomberati dalla polizia che caccia i piccoli italiani a ridosso dell’Esposizione del 1867 e la stazione centrale di Milano mentre la Polizia Locale caccia i piccoli rom a ridosso della visita di non so quale commissione europea in occasione della candidatura di Milano a sede dell’Expo.

Quali sono i tuoi luoghi preferiti di Milano, da comune cittadino? Piazzetta Cinque Vie e Piazza Borromeo alle sei del pomeriggio a fine settembre oppure Piazza Sant’Alessandro e via Zebedia, verso l’attuale piazza Missori. Magari con ancora il Bottonuto.

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