MILANO È VERDE

giardiniMilanoEdMeravigliPubblici o privati, i giardini milanesi restano una specie in via di estinzione ed è quasi d’obbligo andare a visitarli. Se muniti di una guida agile e stimolante, si possono programmare “blitz” verdi anche in pausa pranzo, per allontanarsi dalle arterie più trafficate e ascoltare Otto Cima. Vivace volto della cultura milanese di metà ‘800, abile narratore, Cima ci lascia un pamphlet intitolato “Nel verde dei giardini milanesi” che le Edizioni Meneghine non si lasciano scappare, proponendolo nella collana “Scorci e memorie” di cui ne costituisce un pezzo di pregio. Già nella prefazione si intuisce che non si tratta di didascalie “appiccicate” agli spazi verdi milanesi ma di una vera e propria ragionata guida della città, percorsa nel tempo e nello spazio. “Ancor prima della guerra ne erano scomparsi parecchi di giardini privati (…) Uno alla volta, questo per una ragione, quello per l’altra, se ne andavano in silenzio, senza che la cittadinanza se ne preoccupasse eccessivamente – scrive Cima – Anzi, qualcuno diceva: ‘Dopotutto chi li gode?'(…) senza pensare che se Milano avesse un quarto della sua area coperta da giardini, non importa se chiusi o aperti, sarebbe una fra le più salubri città d’Italia”.
Oggi è confezionato in arancione, con una veduta del Naviglio di San Marco in copertina, ma il volumetto era già stato ristampato nel 1968 con una prefazione del giornalista Antonio Cederna che, cogliendo al balzo le piccate descrizioni di Cima, ne approfittava per denunciare la rovina dei beni culturali e del territorio, a Milano. Era il 1968: che dire oggi? Sfogliare e leggere è il primo atto di consapevolezza, ma anche di gioia, nello scoprire cosa i milanesi hanno ancora a portata di mano. I Giardini Pubblici, ad esempio, in cui passeggiare ricordando lo Zoo, chiuso ormai da 20 e più anni, e i giardini della Ex Villa Reale che oggi, dopo essere passati di mano in mano a tanti sovrani e generali, sono visibili dal Pac e dalla Galleria d’Arte Moderna. “Se da lì vi affacciate a una finestra che dà sul giardino… dimenticate i quadri che vi stanno alle spalle per bearvi del quadro che vi sta davanti”. Ci sono i Boschetti, vicino a Porta Nuova, detti un tempo i “Campi Elisei milanesi”, e c’è il verde dei Guastalla, un “regalo” della Contessa Guastalla (Paola Lodovica Torelli, fondatrice del collegio), “che ancor oggi sembra vagare sotto la volta fitta dei viali secolari fra cespi di rose”. Pagina dopo pagina si gira tutta Milano, soprattutto il centro, catturati da aneddoti interessanti e distratti da immagini che hanno molto da dire. Immancabile è il Parco Sempione, paradiso di bambini, tate e nonni, e il meno noto Collegio Reale, ai tempi coltivato anche dalle allieve della scuola di giardinaggio del Collegio delle Fanciulle. Poi ci sono i tanti giardini segreti, nascosti, ed è una sfida verificare se si è in grado di localizzarli: quello di via Borgonovo – via Annunciata, con la Casa d’Adda che vi si affaccia ancora oggi, cortesemente, e quello di Principe Umberto, un tempo nella omonima via, oggi via Turati. Indiscreto sarebbe bussare a casa Melzi o a Casa Atellani, in corso Magenta, un tempo detta Borgo delle Grazie, ma i loro giardini meriterebbero entrambi una visita, ci si può accontentare però dando una occhiata, con discrezione, al giardino di Palazzo Serbelloni e del Poldi Pezzoli, vicino all’elegante cortile di Palazzo Cramer, in via Manzoni, al confine del quadrilatero della moda. L’ultimo capitolo del libro si intitola “Ecc., ecc” e Cima è ironico, perché, come spiega subito, in questo caso con “L’eccetera” non c’è “alcun contrabbando”, non si tace molto, purtroppo, perché “i giardini non sono così numerosi a Milano da permettere dimenticanze imperdonabili, e, quanto ai minori, chi può garantire, nel momento in cui se ne parla, che esistano ancora?”.

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