A MILANO SI MUORE COSÌ

a_milano_si_muore_cos_rosso_per_web L’INTERVISTA CON L’AUTORE  “Negavano che ci fossero infiltrazioni mafiose a Milano e provincia, a quelle affermazioni mi sono ribellata come cittadina prima che ancora che da giornalista”, e poi da scrittrice, ed è così che, dalla penna della specialista in cronaca nera Adele Marini, è nato “A Milano si muore così”. Pubblicato da Fratelli Frilli Editori è l’ultimo dei suoi romanzi. Tutti gialli ambientati a Milano, città che da Bergamo anni fa l’ha accolta.

Nel tuo romanzo parli di criminalità organizzata, perché? Il progetto di questo libro è nato anni fa, quando il sindaco e i consiglieri di maggioranza allora in carica negavano che ci fossero infiltrazioni mafiose a Milano e provincia . A quelle affermazioni mi sono ribellata come cittadina prima che giornalista. Mi sono poi sempre occupata di cronaca nera e giudiziaria, quindi sapevo bene che la mafia, soprattutto quella calabrese, è ben presente e fortemente radicata nel Milanese. A Milano i boss si sono installati fin dalla fine degli anni ’50 e primi ’60 con l’invio al soggiorno coatto.

Ne avevi già parlato in altri libri? Tutti i miei libri sono dedicati al fenomeno mafioso. Il primo, Il Consulente (Modica editore, Pavia), scritto nel 1994 con l’allora ispettore Alberto Sala era dedicato al riciclaggio. Nel 2005, è uscito Milano Solo andata (Frilli) su Cosa Nostra e i testimoni di giustizia, poi Naviglio blues che tratta la fusione fra criminalità e politica nostrana. A Milano si muore così ha come argomento fondante la ‘ndrangheta, la più misteriosa, ricca e pericolosa delle organizzazioni mafiose.

Quanto c’è di cronaca e quanto di fiction? Molti fatti narrati nei miei romanzi, le circostanze, i personaggi, sono presi dalla realtà, ho scelto la forma del romanzo per coprire elementi oggetto di indagini e mettermi al riparo da ritorsioni e querele. Ho scelto il genere narrativo che gli anglosassoni chiamano nonfiction novel. Molto efficace per trasmettere informazioni essenziali alla vita democratica al grande pubblico. E chi vuole capire, capisce.

Cosa c’è di diverso o di nuovo in questo libro rispetto ai precedenti? Questa volta ho scelto di occuparmi di mafia calabrese della quale si sa poco. Ho passato molto tempo a documentarmi sugli atti d’indagine e sulle sentenze dei magistrati. Oltre ad aver attinto a fonti confidenziali.

Che feedback hai ricevuto finora? Ho ricevuto e ricevo molti riconoscimenti. E molti lettori, fra cui tanti colleghi ma anche persone a me sconosciute, mi rintracciano tramite Facebook e mi fanno i complimenti. Dicono che la storia ‘prende’ e che ‘non si riesce a chiudere il libro senza essere arrivati in fondo’. Un gran bel complimento.

Scrivi libri su Milano da diversi anni: come è cambiata la città e la sua narrazione? Sinceramente non so se sia cambiata. Io racconto Milano così come la vivo io, giorno per giorno, parlo delle tante bellezze ma non posso ignorare lo squallore di certe periferie, le grettezze e gli egoismi meschini dei milanesi, l’indifferenza di molti e la generosità di pochi. Devo ammettere che negli ultimi anni sono migliorati un poco i servizi ma, forse per la crisi, si è imbarbarito il sentire comune dei cittadini nei confronti degli immigrati, dei diversi, dei disabili. E’ sempre più palpabile l’insofferenza.

Ti piacerebbe o hai già pensato di scrivere un libro su Expo? A Milano si muore così tratta già di Expo con la grande abbuffata delle mafie che si sono spartite da tempo finanziamenti e appalti. La famosa riunione che racconto all’inizio, romanzandola, si è tenuta davvero, anzi, se ne sono tenute diverse, giusto in vista di Expo. Per mettere le mani sui soldi e installare grandi ‘lavatrici ‘ per il riciclaggio.

Se dovessi scegliere oggi un quartiere in cui ambientare un nuovo romanzo? Generalmente io ambiento le mie storie in luoghi che conosco davvero, dei quali ho respirato l’aria e contato i sampietrini. I miei ambienti preferiti sono i quartieri e l’hinterland a Sud sud-ovest: da Corvetto a Gratosoglio, da Chiaravalle a Rozzano e Corsico.

Naviglio Blues e Milano solo andata sono stati pubblicati anche nei paesi di lingua tedesca dal colosso Random House Goldmann. cosa ” arriva” ai quei lettori della nostra città? I tedeschi sono molto interessati alle storie di mafia del nostro paese, soprattutto dopo la strage di Duisburg, quando si sono alzati un mattino e hanno scoperto avere la ndrangheta in casa. Inoltre, in Germania c’è una folta colonia di immigrati italiani i cui rampolli cercano le radici familiari.

Giallista e giornalista di cronaca nera: ogni tanto non hai crisi di identità? No, niente crisi di identità! Scrivere libri che si fondano sulla realtà criminale è solo l’ideale continuazione del mestiere di cronista. Nei romanzi posso approfondire argomenti che negli articoli si possono solo sfiorare a mano a mano che i fatti accadono. I processi durano anni e il pubblico è indifferente a quello che accade perché ogni volta che appare una ripresa non può ricordare gli antefatti e dare una collocazione nella storia ai singoli episodi e ai personaggi che sono stati oggetto di indagini e procedimenti giudiziari.

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