STORIA DI UNA CITTÀ IN FIN DI VITA

fotoArriva subito, o in un momento di stanchezza estrema, o alla fine , quando quasi non c’è più neanche spazio per scriverla: “La resa”, quella che dà il titolo all’ultimo romanzo di Fernando Coratelli, quella di una intera generazione di “nuovi adulti”. Nelle pagine del libro pubblicato da Gaffi c’è Milano, innanzitutto, una Milano ridotta in fin di vita da 4 attentati terroristici contemporanei. Poi ci sono i milanesi, quelli veri, vale a dire quelli che nati a Milano non sono ma che di Milano ogni angolo conoscono e ogni asfaltato gradino salgono. O scendono. Nel romanzo pubblicato del barese-adottato-da-Milano Coratelli più che altro scendono.
C’è l’avvocatessa e la donna che fa carriera in banca a suon di tailleur, un antiquario sui Navigli e una studentessa del Sud fuorisede, un tipo losco. Il giornalista ficcanaso, la direttrice d’asilo, e il barista. Questo “lato lavoro”, “lato amore” c’è il separato, il single, la donna che non vuole relazioni e quella che le vuole e non le ha, la mamma single, l’amante, il collega innamorato e timido. Coratelli raccoglie queste tipologie universali e le combina sapientemente nei suoi personaggi milanesi: è così che ciascun lettore si sente parte della folla ritratta ne “La resa”, una folla che per la maggior parte dei capitoli è terrorizzata da quanto sta avvenendo in città.
Quattro uomini-bomba in una mattina di giugno fanno tremare le fondamenta della città della finanza e del design, degli affari e della moda. Ci sono tante morti da cui le vite dei protagonisti vengono sfiorate, ma sopratutto c’è un clima che, ore e giorni dopo lo scoppio, pare non voler e non poter più tornare come prima.
Quattro uomini bomba in una mattina di giugno cambiano il corso delle esistenze di chi ha scampato il pericolo, “per lo meno ci provano”. Ci riusciranno? In alcuni casi è subito chiaro che lo scoppio, le macerie, i palazzi sventrati non restano impressi nelle pupille dell’individuo e il cambiamento di vita non è neanche una ipotesi contemplata, se non in un attimo di lucidità sotto effetto di un cocktail di alcool e forte stanchezza. In altri casi “La Resa” è quasi insospettabile e il lettore scommette anche bendato sulla sterzata post – shock, scontata, fino alla penultima pagina.
Conducendo ogni protagonista alla propria “Resa”, Coratelli rapisce il lettore e lo accompagna in giro per la città senza rinunciare a raccontarne anche la quotidianità, le abitudini, i luoghi trendy e i meno frequentati. Chi vive a Milano, dopo “La resa”, si arrenderà a guardare più in faccia la gente per strada e sui mezzi, con la speranza di incontrare Andrea, Tommaso, Agata, Teresa, purtroppo non Marina, forse Samuele, un po’ cresciutello.
Chi non vive a Milano, dopo La Resa, si arrenderà ad abbandonare lo stereotipo del “milanese” e della città “con la puzza sotto il naso”, accettando che la città della Borsa, di San Siro e della Moda, la locomotiva d’Italia è anche la città di tante esistenze che si arrendono.

LIBRI AMICI  La legge di questa atmosfera

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