FINE IMPERO

genna-copertinaDa Corvetto a viale Monza, passando per i luoghi della moda, con tanto di fauna che li popola, fino ad allungarsi alla Brianza che nella nebbia nasconde villette, piscine e molto altro, molto più vergognoso. Appare drammatica, frammentata e scura la Milano dove è ambientato l’ultimo romanzo firmato da Giuseppe Genna, la città è “una grande Gallarate” con il suo macello, quello edificato, visibile, e quello sociale, che si percepisce sottopelle. Proprio quest’ultimo è ben ritratto in “Fine Impero”, edito da Minimum Fax, libro a cui l’autore ha dedicato anche un tumblr per ribadire quanto già perfettamente descritto nelle sue pagine dolorose. E doloranti.
Pur non essendo un romanzo pessimista in toto, Fine Impero proietta i lettori in atmosfere allucinate, accompagnandoli in un viaggio mano nella mano con una modella minorenne kazaka. Passate le prime pagine in cui il protagonista, scrittore, appena persa la figlia di dieci mesi, la seppellisce e se ne separa fisicamente, il libro resta dedicato ad un universo popolato di figure quasi diaboliche, o drammaticamente disperate, o paurosamente ispirate a Lele Mora & co. Una sorta di incubo, vissuto senza lamentarsene da un protagonista anestetizzato ancora dalla scomparsa della figlia. Questa quotidianità quasi visionaria viene squarciata da momenti di “lucidità” e di realismo di flashback dai toni non meno cupi. In questi salti temporali che interrompono i festini goliardici, il protagonista ricorda la sua infanzia e la figura paterna continuando a rimuginare, inconsciamente, sui traumi con cui è costretto a fare i conti. In primis il tentato suicidio di suo padre, il più angosciante, ripreso più volte e in più modi, uno più stridente dell’altro.
Intanto il ritmo della narrazione cresce, come una musica assordante, e la Milano di Genna scoppia nella testa del lettore. Terminato il libro, si tira una sorta di respiro di sollievo, per i propri timpani, ma non per il gusto delle pagine sfogliate, pagine dolorose, ma pregne di emozioni. Storie e vite che, “lungo la dritta via quotidiana”, senza Genna e Minimum Fax, forse non avrebbe mai sfiorato.

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